27 Gennaio 2024

La riduzione del pignoramento

Il pignoramento è lo strumento attraverso il quale il creditore, munito di titolo esecutivo, può dare inizio all’espropriazione forzata dei beni del proprio debitore, al fine di vedere soddisfatto il proprio credito. Tuttavia, accade spesso che il creditore pignori al debitore beni che abbiano un valore superiore rispetto a quello del credito vantato. In tale situazione il debitore, con l'assistenza di un avvocato, può difendersi da tale abuso, attraverso la "riduzione del pignoramento". Vediamo insieme di cosa si tratta.

Cos'è il pignoramento?

Prima di analizzare lo strumento della riduzione del pignoramento è bene spiegare, seppur in estrema sintesi, cos’è una procedura esecutiva.

Il pignoramento (o procedura esecutiva) è lo strumento attraverso il quale il creditore che detiene un titolo esecutivo, può dare inizio all’espropriazione forzata dei beni del proprio debitore. Ciò  al fine di vedere soddisfatto il proprio credito.

Ai sensi dell’articolo 492 del Codice di procedura civile, con il pignoramento si dà inizio all’espropriazione forzata di uno o più beni del debitore, in base all’entità del credito per cui si agisce.

In maniera semplicistica, possiamo quindi dire che il pignoramento determina un “vincolo” sui beni oggetto di esecuzione. 

Tale vincolo genera due effetti.

  1. In primo luogo, rende inopponibili al creditore che pignora (il cosiddetto creditore pignorante), i successivi atti  di disposizione del bene pignorato, da parte del suo debitore. Ciò significa che ad esempio, nell’ambito di un pignoramento immobiliare, l’eventuale vendita, successivamente al pignoramento, da parte del debitore proprietario, non pregiudica il diritto del creditore pignorante che potrà comunque “mettera all’asta” l’immobile oggetto di esecuzione.
  2. In secondo luogo, il vincolo in discorso assoggetta i beni oggetto di pignoramento alla vendita successiva o all’assegnazione ai creditori, tenendo presente che i proventi della vendita spettano ai creditori nella misura del credito da essi vantato e non oltre.

Si ricorda che prima di procedere al pignoramento è necessario notificare l’atto di precetto al debitore, secondo specifiche formalità che se non vengono seguite pedissequamente renderanno invalida l’intera procedura.

L’atto di precetto può essere definito come l’intimazione formale rivolta al debitore ad adempiere alla sua obbligazione di pagamento entro e non oltre 10 giorni dalla notifica dell’atto stesso, pena l’attivazione dell’esecuzione forzata.

Decorsi invano i citati 10 giorni senza che il debitore abbia effettuato il pagamento del dovuto, il creditore potrà dare inizio all’esecuzione vera e propria.

Prima di procedere al pignoramento è necessario notificare l’atto di precetto al debitore secondo specifiche formalità che se non vengono seguite pedissequamente renderanno invalida l’intera procedura.

Le tipologie di pignoramento previste dall’ordinamento.

Il nostro ordinamento prevede tre tipologie di pignoramento:

  • pignoramento mobiliare che ha ad oggetto i beni mobili;
  • pignoramento presso terzi con il quale il creditore agisce sui crediti che il debitore vanta nei confronti di un terzo ( ad esempio, pignoramento del conto corrente o dello stipendio presso il datore di lavoro);
  • pignoramento immobiliare, che prevede l’esecuzione sui beni immobili del debitore.

La scelta di una tipologia ovvero dell’altra, dipende dai beni si intende aggredire e ciascuna segue una differente procedura.

In via generale, il procedimento espropriativo si snoda in quattro momenti:

  • il pignoramento;
  • il concorso dei creditori che possono intervenire nella procedura esecutiva avviata, per soddisfare il proprio diritto di credito;
  • la vendita e/o l’assegnazione ai creditori dei beni sottoposti a pignoramento;
  • la distribuzione delle somme ricavate dalla vendita a favore dei creditori.

È importante sottolineare che a ciascun creditore è riconosciuto il diritto di scegliere quali beni pignorare e, di conseguenza, la tipologia di procedura da attivare.

Non solo, l’ordinamento italiano permette al creditore di pignorare più beni del debitore in modo cumulativo.

Questo significa che se il debitore ha nella sua disponibilità denaro, crediti, beni immobili e mobili, il creditore potrà instaurare procedimenti espropriativi plurimi a danno del debitore inadempiente.

Per la medesima ratio il creditore potrà eseguire molteplici pignoramenti sugli stessi beni, attivando in questo caso diversi atti autonomi tra loro con un unico procedimento.

La riduzione del pignoramento.

L’articolo 496 del Codice di procedura civile contempla un caso particolare che può verificarsi durante la procedura di esproprio dei beni del debitore: la riduzione del pignoramento.

Infatti, il citato articolo 496 dispone testualmente: “Su istanza del debitore e anche d’ufficio, quando il valore dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese e dei crediti di cui all’articolo precedente, il Giudice, sentiti il creditore pignorante e i creditori intervenuti, può disporre la riduzione del pignoramento“.

Ciò significa che quando l’azione del creditore sia manifestamente eccessiva rispetto al debito del soggetto esecutato, quest’ultimo può “fare opposizione”, presentando istanza al Giudice dell’esecuzione e chiedere di limitare l’esproprio dei beni pignorati.

Non solo, per tutelare il diritto del debitore a ricevere un trattamento equo e contemperato al suo debito, il legislatore ha stabilito che la riduzione può operare anche d’ufficio.

Cosa significa?

Ciò significa che, il Giudice il quale ritiene che il valore dei beni pignorati supera i limiti di cui al citato articolo 496, può disporre con Ordinanza la riduzione del pignoramento, dopo aver sentito i creditori. Ciò anche senza che il debitore abbiamo presentato istanza di riduzione del pignoramento.

Per comprendere meglio come opera la riduzione del pignoramento, facciamo un esempio.

Tizio è creditore di Euro 100.000,00 verso Sempronio, proprietario di due immobili: uno dal valore di Euro 200.000,00, l’altro dal valore di Euro 350.000,00.

Quindi Tizio, al fine di vedere soddisfatto il proprio credito, pignora entrambi gli immobili di cui è proprietario Sempronio.

E’ del tutto evidente l’eccessiva differenza e sperequazione tra il credito di Tizio ( Euro 100.000,00) e il valore degli immobili pignorati ( Euro 550.000,00).

In questo caso quindi Sempronio, con l’assistenza di un legale, potrebbe presentare  al Giudice dell’Esecuzione istanza di riduzione del pignoramento, chiedendo l’esclusione dalla procedura esecutiva dell’immobile dal valore di Euro 350.000,00, così da svincolare l’altro bene.

Riduzione del pignoramento: chi può chiederla?

Il soggetto legittimato a chiedere la riduzione del pignoramento è il debitore.

Tuttavia, come sopra esposto anche il Giudice d’ufficio, e quindi “di propria iniziativa” può disporre in tal senso.

Riduzione del pignoramento: entro quali termini?

L’istanza di riduzione del pignoramento può essere chiesta in qualsiasi momento, ovviamente entro la vendita o del bene di cui si richiede l’esclusione. 

La richiesta di riduzione del pignoramento deve essere presentata dal debitore entro la vendita del bene di cui si chiede l'esclusione.

Come ottenere la riduzione del pignoramento?

Il debitore che intende chiedere la riduzione del pignoramento, deve presentare apposita istanza al Giudice dell’Esecuzione.

Il debitore, con l’assistenza di un avvocato, dovrà quindi dimostrare l’eccessivitità del pignoramento subito e soprattutto fornire la prova che “il valore dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese e dei crediti” per cui si procede.

Depositata l’istanza il Giudice dell’Esecuzione, fissa un’udienza per sentire i creditori circa la richiesta di riduzione avanzata dal debitore. Dopodiche, deciderà con un’ Ordinanza con cui dispone l’accoglimento dell’istanza presentata e quindi la riduzione del pignoramento, ovvero il rigetto.

Tale Ordinanza è sempre modificabile e revocabile dal Giudice dell’Esecuzione . Inoltre avverso la stessa, si potrà proporre opposizione agli atti esecutivi entro 20 giorni dalla sua pubblicazione o notifica.

Riduzione del pignoramento: quali sono i costi?

A carico del debitore che decide di presentare l’istanza di riduzione del pignoramento, vi è il solo compenso dell’avvocato cui si chiede assistenza. Tale procedura infatti, non comporta anche il pagamento di spese esenti, quali contributo unificato e marche da bollo. 

Conclusioni.

La riduzione del pignoramento è uno strumento volto a salvaguardare il debitore di fronte all’eccessività del pignoramento subito.

Tale strumento è solo uno dei tanti previsti dal nostro ordinamento a tutela del debitore. Si pensi ad esempio alla conversione del pignoramento, che consente al debitore si evitare la vendita del bene pignorato, attraverso la sostituzione dello stesso con il versamento rateale di una somma di denaro.

Se anche Tu sei coinvolto in un pignoramento, Ti consigliamo di consultare un avvocato esperto nel campo delle esecuzioni, al fine di ricevere l’assistenza adeguata al Tuo caso specifico e tutelare i Tuoi diritti.

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