19 Aprile 2024

La prescrizione dei contributi INPS

Decorso un certo periodo di tempo, i contributi INPS chiesti ai lavoratori autonomi "cadono in prescrizione" e pertanto non sono più dovuti. In questo articolo spieghiamo cosa sono i contributi INPS, quando si prescrivono e come far annullare un avviso di addebito per contributi INPS prescritti.

Cosa sono i contributi INPS?

I contributi INPS sono una somma di denaro che viene versata periodicamente durante il lavoro per garantire un’assicurazione, in denaro, per la copertura di periodo di malattia, maternità.  Oppure ancora per cumulare la pensione, che potrà essere percepita dopo un certo periodo di lavoro e al raggiungimento di una ben precisa età anagrafica.

Tutti i lavoratori, siano essi dipendenti o autonomi, versano periodicamente contributi previdenziali tramite il proprio lavoro ad un Ente come l’INPS o in alternativa ad una specifica Cassa professionale. Si pensi ad esempio alla Cassa Nazionale Forense per gli avvocati, oppure alla Cassa Dottori Commercialisti, per i commercialisti.

Per i lavoratori dipendenti, il versamento dei contributi spetta al datore di lavoro che agisce quale sostituto d’imposta. Discorso diverso invece, va fatto per i lavoratori autonomi come ad esempio un artigiano, oppure un commerciante titolare di partita iva.

Questi infatti, a differenza dei lavoratori dipendenti, si occupano in prima persona del versamento dei contributi che deve essere effettuato entro i termini e con le modalità di calcolo stabilite dalla legge.

Se queste regole non vengono rispettate si determina un’inadempienza contributiva che deve essere regolarizzata, pena l’azione esecutiva da parte dell’INPS.

In difetto, l’ente previdenziale INPS è infatti legittimato ad agire esecutivamente nei confronti del contribuente al fine di recuperare quanto dovuto, ad esempio attraverso un pignoramento dello stipendio, del conto corrente, ecc.

Piu dettagliatamente tale azione viene avviata da parte dell’INPS tramite l’emissione e la notifica di un avviso di addebito.

Quando si prescrivono i contributi INPS?

Una domanda che spesso viene formulata agli avvocati di miOPPONGO.it è la seguente: “In quanto tempo si prescrivono i contributi INPS?”

L’Ente previdenziale può chiedere al contribuente lavoratore autonomo, il pagamento dei contributi da questi non versati entro termini ben precisi stabiliti dalla legge.

Giusto disposto dell’art. 3 co 9^ L. 335/1995 infatti “ Le contribuzioni di previdenza e assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei termini di seguito indicati:

1.a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistische obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà previsto dall’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 29 marzo 2011, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 1^ giugno 1991 n. 166, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1^ gennaio 1996 tale termine è ridotto a cinque anni salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstititi;

2. b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e assistenza sociale obbligatoria“.

Il termine di prescrizione dei contributi INPS è di 5 anni.

Quindi entro il termine di 5 anni dalla data di scadenza del pagamento, l’Istituto deve trasmettere al contribuente la relativa richiesta di pagamento. Se non vi provvede, il credito è da ritenersi prescritto con la conseguente possibilità per il contribuente di agire e ottenerne l’annullamento. Ciò mediante la presentazione di un ricorso in autotutela o avanti l’Autorità Giudiziaria competente.

Sul punto è bene precisare che il termine di prescrizione di 5 anni con decorrenza dal giorno dell’omesso versamento, opera sia nei casi di contributi INPS da dichiarazione (cosiddetti contributi non versati ma dichiarati), che nei casi di contributi INPS non versati e non dichiarati.

Prescrizione contributi INPS e sospensione Covid 19.

Tuttavia, nel conteggio del termine di prescrizione di 5 anni occorre prendere in considerazione anche le sospensioni dei termini di prescrizione relativi ai versamenti dei contributi previdenziali a causa dell’emergenza Covid, come dettagliati nella Circolare INPS n. 126 del 10.8.2021.

Sul tema sono intervenuti
1) prima il Decreto Cura Italia n. 18/2020 che ha previsto lo stop  del conteggio per 129 giorni  dal 23 febbraio al 30 giugno 2020;
2) successivamente il Decreto Milleproroghe n. 183/2020 ha aggiunto un ulteriore periodo di sospensione  pari a 182 giorni , a partire dal 31 dicembre 2020 e fino al 30 giugno 2021.

Dal 1^ luglio 2021 la modalità di conteggio è tornata ad essere quella ordinaria prevista dalla legge n. 335/ 1995.

Inoltre, come chiarito dal Decreto Milleproroghe, nel caso la decorrenza dei termini cadesse nei periodi indicati, si verifica lo spostamento dell’inizio del periodo quinquennale alla data di termine della sospensione.

Per una maggiore chiarezza espositiva riportiamo di seguito degli esempi riguardanti sia la decorrenza che i casi di eventuale interruzione.

1^ IPOTESI

Nel caso in cui il termine quinquennale di prescrizione cade all’interno dei primi 129 giorni del 2020 (dal 23 febbraio): il computo  riprende dal 1° luglio 2020. . Se, durante la sospensione, la prescrizione fosse  stata interrotta, i termini vengono sospesi nuovamente dal 31 dicembre per la norma del decreto Milleproroghe.

2^ IPOTESI

Nel caso di scadenza della prescrizione fra il 30 giugno e il 30 dicembre 2020,  a causa della sospensione del decreto Cura italia la data del termine viene rimandata di 129 giorni.

3^ IPOTESI

Nel caso di scadenza della prescrizione a partire dal  31 dicembre 2020, la data viene rimandata  di 129+183 giorni, quindi totali  311 giorni, grazie alla somma delle due sospensioni.

In tema di atti interruttivi della prescrizione è stato poi chiarito che  “ai sensi dell’articolo 2943 c.c., ha efficacia interruttiva ogni atto che valga a costituire in mora il debitore, sia esso stragiudiziale o giudiziale; in ambito stragiudiziale l’atto consiste in una richiesta o intimazione scritta del creditore indirizzata al debitore e diretta a ottenere l’esecuzione della prestazione (pagamento dei contributi). Per quanto riguarda gli atti interruttivi posti in essere dall’Istituto e ritenuti idonei rientra qualunque concreta attività di indagine o attività ispettiva compiuta dall’Istituto in qualità di titolare della contribuzione omessa. Al contrario, … non sono idonei a determinare l’interruzione del termine di prescrizione atti d’iniziativa, assunti da soggetti diversi, tra i quali si annoverano i verbali di altri Enti”.

Avviso di addebito INPS per contributi prescritti: cosa fare?

Se il contribuente riceve un avviso di addebito ove viene chiesto il pagamento di contributi INPS per annualità prescritte, può chiederne l’annullamento e il conseguente sgravio, mediante la presentazione di un’istanza di annullamento in autotutela oppure mediante ricorso da presentare entro 40 giorni dalla notifica, avanti il Tribunale territorialmente competente, in funzione di Giudice del Lavoro.

Sul punto preme segnalare che con l’Ordinanza n. 10584 del 4.6.2020 la Corte di Cassazione ha statuito che per far valere la prescrizione dei contributi INPS, non vi è un termine di impugnazione (fonte, Leggi d’Italia).

Riportiamo di seguito il caso esaminato dai Giudici di Legittimità.

Nell’ambito di un giudizio avente ad oggetto l’impugnazione di un’intimazione di pagamento, con cui era richiesta alla società ricorrente il versamento di contributi INPS per omesso pagamento di avvisi di addebito, la Corte di Cassazione ha precisato che nel caso in cui il contribuente, cosi come aveva fatto la società ricorrente, voglia far valere la prescrizione maturata dopo la regolare notifica di un avviso di addebito, NON esiste un termine di impugnazione.

Cosa significa tutto questo?

Ciò significa che per chiedere al Giudice di accertare la prescrizione dei contributi, non vi è un termine da rispettare.

Quindi non vi un termine di decadenza né di 20 giorni (opposizioni agli atti esecutivi), né di 40 giorni (impugnazione avviso di addebito) per far dichiarare prescritto un credito contributivo.

La Corte di Cassazione ha infatti testualmente disposto: “per effetto della mancata opposizione alle medesime (cartelle di pagamento, ndr) non è preclusiva dell’accertamento della prescrizione o dei fatti comunque estintivi del credito, maturati successivamente alla notifica delle cartelle in oggetto, attraverso l’azione generale prevista dall’art. 615 c.p.c., la cui proposizione non è soggetta ad un termine di decadenza. Lo stesso vale per l’avviso di addebito INPS che, dal 1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto istituto” (tra le altre sentenza Corte di Cassazione n. 10584/2020).

Conclusioni.

Se anche Tu hai ricevuto un avviso di addebito INPS, prima di effettuare il pagamento delle somme in esso indicate, Ti consigliamo di rivolgerti a professionisti competenti in materia, affinchè possano fornirTi l’assistenza e la consulenza adeguata al Tuo caso.

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