10 Gennaio 2024

Il pignoramento del conto corrente

da parte dell'Agenzia delle Entrate Riscossione

Il pignoramento del conto corrente costituisce una delle procedure esecutive che l’Agenzia delle Entrate Riscossione può avviare contro il contribuente che non ha pagato i debiti fiscali. Vediamo insieme in cosa consistente tale procedura, e come sbloccare il conto corrente pignorato da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Il pignoramento del conto corrente da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, costituisce una particolare procedura esecutiva facente parte della più ampia categoria del “Pignoramento dei crediti verso terzi.”

Giusto il disposto dell’art. 72 bis D.P.R. 602/73 “Salvo che per i crediti pensionistici e fermo restando quanto previsto dall’articolo 545, commi quarto, quinto e sesto, del codice di procedura civile, terzo di pagare il credito direttamente al concessionario, fino a concorrenza del credito per cui si procede e dell’articolo 72 ter del presente decreto, l’atto di pignoramento dei crediti del debitore verso terzi può contenere, in luogo della citazione di cui all’articolo 543, secondo comma, numero 4, dello stesso codice di procedura civile, l’ordine di pagare:  1) nel termine di sessanta giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, per le somme per le quali il diritto alla percezione sia maturato anteriormente alla data di tale notifica; 2) alle rispettive scadenze, per le restanti somme.”

Dunque, quando l’Agenzia delle Entrate Riscossione deve recuperare un credito da parte di un contribuente, suo debitore, può agire contro di esso attraverso una procedura molto più semplice e veloce rispetto a quella prevista dal codice di procedura civile per i creditori privati.

L’Ente della Riscossione infatti, può pignorare il conto corrente del contribuente ordinando direttamente al terzo (ad esempio Banca o Poste) di corrispondere entro 60 giorni dalla notifica del cit. ordine, le somme spettanti al contribuente. Ciò, senza dover procedere con un’udienza davanti al Giudice dell’Esecuzione, e con la successiva ordinanza di assegnazione somme.

Una volta eseguito il pignoramento i fondi presenti sul conto corrente verranno trasferiti all’Ente della Riscossione a copertura del debito, a meno che il contribuente non decida di sanare prima la propria posizione, anche mediante rateazione, ovvero intenda proporre opposizione (vedi oltre).

Con il pignoramento diretto del conto corrente, l’Agenzia delle Entrate Riscossione notificherà direttamente al terzo l’ordine di pagamento delle somme dovute dal contribuente debitore, entro il termine di 60 giorni.

Il pignoramento del conto corrente da parte dell'Agenzia delle Entrate Riscossione.

Come sopra esposto, l’Ente della Riscossione può pignorare il conto corrente del contribuente suo debitore attraverso una “corsia preferenziale” e quindi senza seguire l’iter procedurale ordinario, previsto per i creditori privati e descritto dal nostro codice di procedura civile.
Celerità e semplicità di tale procedura, dipendono dal fatto che l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha la possibilità di accedere direttamente alla banca dati dell’Anagrafe Tributaria, al conto corrente e alla banca dati dell’INPS per poi procedere al pignoramento di pensione, indennità, stipendio, ecc. del contribuente inadempiente.

E’ importare ricordare in questa sede che al contribuente che ha un debito verso lo Stato, viene anzitutto notificata la cartella di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.
Tale cartella costituisce già di per sé titolo esecutivo (oltre a rappresentare anche un atto di precetto), potendo il Fisco eseguire direttamente il pignoramento del conto corrente laddove il contribuente persista nell’inadempimento decorsi i 60 giorni successivi alla notifica della cartella stessa.

Poi, giusto il disposto dell’ art. 50, comma 2, D.P.R. n. 602/1973, nell’ipotesi in cui la notifica della cartella esattoriale sia avvenuta da più di un anno, il pignoramento del conto corrente dovrà essere preceduto dalla notifica di un altro atto, denominato intimazione di pagamento.
Dalla notifica di questo ultimo atto, il debitore ha a disposizione 5 giorni per effettuare il versamento di quanto dovuto, ferma comunque la possibilità di chiedere la rateizzazione delle somme a debito, laddove ne abbia ancora diritto, o la sospensione legale della riscossione, nei casi e nei termini previsti dalla legge.

I limiti del pignoramento del conto corrente da parte dell'Agenzia delle Entrate Riscossione.

Nonostante il favor di cui gode l’Ente della Riscossione nel recupero dei propri crediti, il pignoramento del conto corrente incontra dei limiti ben precisi, disciplinati dall’art. 72-ter, comma 2-bis, D.P.R. n. 602/73.

In particolare, per quel che qui rileva, la norma in esame prevede che, nel caso di accredito sul conto corrente del debitore di somme dovute a titolo di salario, stipendio (o di altra indennità collegata), gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo.

Merita poi di essere segnalata anche l’ipotesi di pignoramento del conto corrente cointestato. In tal casi infatti, la banca non potrà pignorare il conto corrente del debitore per l’intero, non essendone quest’ultimo l’unico titolare.

Come sbloccare il conto corrente pignorato dall'Agenzia delle Entrate Riscossione?

Se Ti è stato notificato un atto di pignoramento del conto corrente da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, oppure ne sei venuto a conoscenza tramite la Tua Banca, Ti consigliamo di rivolgerti quanto prima ad un professionista e valutare insieme la soluzione più adatta al Tuo caso.
Può infatti accadere che il pignoramento notificato sia illegittimo, rendendo così necessaria un’azione legale per ottenerne l’annullamento e quindi lo sblocco delle somme pignorate.

Di seguito indichiamo alcuni dei vari possibili motivi di annullamento e quindi di opposizione del pignoramento del conto corrente da parte dell’Ader.

1) Omessa notifica del pignoramento al debitore.

Se l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha pignoramento il conto corrente del contribuente senza notificare il relativo atto allo stesso, il pignoramento è inesistente e dovrà essere annullato.

La Corte di Cassazione a più riprese ha statuito che, nell’espropriazione forzata presso terzi il pignoramento è strutturato come una fattispecie a formazione progressiva nella quale la notificazione dell’atto al debitore segna l’inizio del processo esecutivo e la dichiarazione positiva del terzo esaminata all’udeinza (oppure l’accertamento endoesecutivo compiuto nei suoi confronti) ha funzione di perfezionamento. “Ne consegue che la mancata o inesistente notifica dell’atto al debitore, quindi non affetta da mera nulità, determina l’inesistenza del pignoramento” (ex multibus, Cass. Civile sentenza n. 32804 del 27.11.2023 – fonte Leggi D’Italia).

2) Omessa notifica dell'intimazione di pagamento.
L’art. 50 del D.P.R. 602/73 dispone che se è trascorso più di un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione deve essere preceduta  dalla notifica di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere  l’obbligo risultante dal ruolo entro 5 giorni. Quindi, in parole semplici: se è decorso più di un anno dalla notifica della cartella di pagamento l’Ente della Riscossione deve notificare al contribuente l’intimazione di pagamento. In difetto di tale notifica, il pignoramento può essere annullato mediante un’opposizione agli atti esecutivi.  
3) Mancato rispetto del termine indicato nella cartella.

L’ Agenzia delle Entrate Riscossione non può pignorare il conto corrente del contribunete debitore, prima che siano decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella.
Anche in questo caso è possibile proporre un’opposizione agli atti esecutivi, al fine di ottenere l’annullamento del pignoramento ricevuto.

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