29 Settembre 2022

Cosa succede se non si paga una cartella esattoriale

Il contribuente ha 60 giorni di tempo, da quando riceve la cartella di pagamento, per saldare o chiedere la rateazione del dovuto. Dopodiché, in assenza di pagamento o istanza di rateazione, potrebbe subire azioni cautelari o esecutive da parte dell'Ente della Riscossione. Analizziamole insieme.

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione ha il potere di attivare delle misure cautelari per “proteggere” il proprio credito, ossia per tutelarsi nel caso in cui, prima del pignoramento, il contribuente venda i propri beni, impedendo così di pignorarli.

Tali misure cautelari sono: il fermo auto e l’ipoteca.

Una volta iscritti nei pubblici registri, questi provvedimenti consentono all’Ente della Riscossione di sottoporre il bene ad esecuzione forzata, anche se esso dovesse essere venduto. Il compratore infatti “acquista”, oltre all’automobile o all’immobile, anche la misura cautelare iscritta dall’Agente della Riscossione: per cui se il contribuente originario non paga il proprio debito, il nuovo titolare del bene può subire il pignoramento pur non essendo lui il debitore.

Fermo auto per cartelle esattoriali non pagate.

Decorso invano il termine di 60 giorni entro cui pagare o chiedere la rateazione della cartella di pagamento, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione può notificare al contribuente un preavviso di fermo auto con cui gli intima di pagare il debito entro 30 giorni. In caso di mancato versamento delle somme, viene iscritto il fermo al Pra.

L’iscrizione del fermo non viene successivamente comunicata.

Inoltre, il fermo non impedisce che l’auto possa essere venduta ma questa non può né circolare, né essere rottamata (sul punto leggi Il fermo amministrativo: cos’ è e come funziona).

Ipoteca sulla casa per cartelle esattoriali non pagate.

Laddove l’importo totale della cartelle esattoriali non pagate sia superiore ad Euro 20.000,00, Agente della Riscossione può iscrivere l’ipoteca sulla casa del contribuente – debitore, seppur con dei limiti (sul punto leggi, L’ipoteca sugli immobili per i debiti tributari).

L' Agenzia delle Entrate Riscossione non può iscrivere ipoteca se il debito fiscale è inferiore ad Euro 20.000,00.

Al fine di recuperare l’importo ad essa spettante, l’Agenzia della Riscossione può avviare anche azioni esecutive contro il contribuente-debitore, quali il pignoramento.

Pignoramento per cartelle esattoriali non pagate.

Nel momento in cui l’Agente della Riscossione decide di avviare un pignoramento per cartelle esattoriali non pagate, deve rispettare alcune regole.

Anzitutto va precisato che non può esserci alcun pignoramento se è passato più di un anno dalla notifica della cartella di pagamento.

Se tale termine è decorso, l’Ader deve notificare un secondo atto, la cosiddetta intimazione di pagamento, la quale a sua volta ha efficacia per 365 giorni (1 anno), scaduti i quali si potrà notificare un’ulteriore intimazione e così via (sul punto leggi, Cosa fare se si riceve un’intimazione di pagamento).

Decorso un anno dal ricevimento della cartella ovvero dall’intimazione di pagamento, l’Ader non può avviare pignoramenti contro il contribuente.

Si rappresenta inoltre che l’Agenzia delle Entrate Riscossione può pignorare solo i beni intestati al debitore. In caso di beni cointestati (ad esempio una casa, un conto corrente, ecc.) il pignoramento può comunque avvenire, ma nei limiti del 50% o della diversa quota di cui è titolare il cointestatario non debitore.

Pignoramento del conto corrente per cartelle esattoriali non pagate.

Se il contribuente non paga le cartelle esattoriali, può subire il pignoramento del conto corrente.

Ai sensi degli artt. 72 e seguenti del Decreto Presidenziale n. 602/73, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può pignorare il conto corrente del debitore, secondo una procedura molto più semplice di quella prevista dal codice di procedura civile.

L’ Agenzia delle Entrate Riscossione infatti, può “bloccare” il conto corrente con una semplice raccomandata con ricevuta di ritorno inviata sia alla banca (di solito viene spedita prima) che al debitore.

A quest’ultimo si danno 60 giorni di tempo per pagare. Se non lo fa, le somme presenti sul conto corrente vengono accreditate all’Agente della Riscossione fino a coprire il proprio credito. Chiaramente se il conto ha una giacenza inferiore, esso viene svuotato; se invece ha una giacenza superiore, la parte residua resta in banca e viene sbloccata.

La procedura sopra esposta avviene senza la presenza di un giudice e di udienze in tribunale.

Tuttavia ciò non impedisce al contribuente, laddove il pignoramento sia illegittimo, di impugnare lo stesso avanti al Giudice Ordinario, mediante un’opposizione agli atti esecutivi o all’esecuzione, a seconda dei vizi che si intende far valere. Per tale azione, il contribuente deve necessariamente essere assistito da un avvocato.

Pignoramento stipendio per cartelle esattoriali non pagate.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione, al fine di recuperare l’importo ad essa spettante, può agire anche con un pignoramento dello stipendio del contribuente.

In tal caso, lo stipendio può essere pignorato entro certi limiti:

  • fino ad Euro 2.500,00 la quota pignorabile è di 1/10;
  • tra Euro 2.500,00 ed Euro 5.000,00 la quota pignorabile è di 1/7;
  • oltre Euro 5.000,00 la quota pignorabile è di 1/5.

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