25 Aprile 2023

Come sollecitare il pagamento di una fattura

Se hai regolarmente svolto un lavoro per qualcuno, emesso fattura e non hai ricevuto la somma di denaro a te spettante, puoi agire nei confronti del tuo debitore committente mediante una diffida di pagamento, ed avviare così il recupero del tuo credito.Vediamo insieme di cosa si tratta.

La diffida di pagamento.

La diffida di pagamento non è altro che una lettera di diffida per il mancato pagamento di una somma di denaro, che va inviata dal creditore al debitore per sollecitarlo al versamento di quanto dovuto, ed iniziare un’azione di recupero del credito.

Ai sensi dell’art. 1219 del nostro codice civile infatti,  “il debitore è costituito in mora mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto

Con la diffida di pagamento, conosciuta anche come lettera di messa in mora o lettera di intimazione al pagamento, si dà al debitore un termine perentorio per adempiere e versare quanto dovuto.

Generalmente tale termine è fissato in 15 giorni: tuttavia può essere ridotto a 7 o 5 giorni nel caso di urgenza.

Qualora questo termine trascorra invano e senza aver ricevuto alcuna risposta da parte del debitore, si dovrà procedere a richiedere giudizialmente la somma dovuta (sul punto leggi, Come ottenere il pagamento di una fattura).

Cosa deve indicare la diffida di pagamento.

Generalmente, la diffida di pagamento viene scritta da un avvocato cui il creditore conferisce mandato per il recupero del credito.

Affinché la stessa possa interrompere la prescrizione occorre che sia specifica.

Ciò significa che deve indicare in maniera chiara l’entità della somma da versare, comprensiva degli eventuali interessi, nonché la causa, vale a dire il motivo che ha originato il debito.
Solitamente è bene stabilire una data ultima per il pagamento, oltre la quale si agirà  in sede giudiziaria per il recupero del credito.

Gli effetti della diffida di pagamento.

La lettera di intimazione di pagamento, se redatta così come previsto dalla legge, produce l’effetto di interrompere la prescrizione.

All’interno del nostro ordinamento infatti, ogni tipologia di credito ha un termine massimo entro il quale può essere riscosso che, in base alla sua natura, varia da sei mesi a dieci anni.
Se tale termine (che prende il nome di termine di prescrizione) decorre inutilmente, ne deriva che il debitore è definitivamente libero dall’obbligo di pagare (sul punto leggi “La prescrizione del credito“).

Scaduto il termine di prescrizione del credito, il creditore non può più pretendere il pagamento della somma di denaro ad esso spettante.

Tuttavia, ogni volta che il debitore viene diffidato per iscritto con una raccomandata con ricevuta di ritorno oppure mediante posta elettronica certificata, il termine di prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente da capo.

Dunque il creditore, al fine di evitare che il suo diritto alla riscossione si estingua per prescrizione, prima della scadenza di questi termini deve inviare una diffida di pagamento e conservare la relativa prova dell’invio e soprattutto del ricevimento.

In tal modo, un credito potrebbe non prescriversi mai e, dunque, passare agli eredi che, salvo il caso in cui decidano di rinunciare all’eredità del debitore originario cui sono chiamati (sul punto leggi “La rinuncia all’ eredità“), diventeranno i “nuovi” debitori e quindi obbligati al pagamento della somma di denaro.

Il consiglio degli avvocati di mioppongo.it.

Al fine di ottenere il pagamento di una fattura, o comunque in generale nell’attività di recupero credito, si pensi ad esempio all’omesso pagamento del TFR o all’omesso versamento dello stipendio, è sempre bene farsi assistere da un avvocato, sin dalla fase stragiudiziale.

Inviata la lettera di messa in mora infatti, può accadere che il debitore non risponda rendendosi quindi necessario la richiesta di un decreto ingiuntivo, oppure ancora risponda manifestando la propria difficoltà economica.

In questo caso, con l’assistenza di un legale, si potrà far sottoscrivere al debitore un piano di rientro del debito (vale a dire un accordo di pagamento rateizzato della somma dovuta), inserendo all’interno dello stesso le “giuste” clausole. Ciò al fine di evitare che, qualora il debitore non dovesse rispettare l’accordo raggiunto, venga compromesso il diritto di credito.

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