19 Febbraio 2024

Come opporsi ad un pignoramento

Chi deve recuperare una somma di denaro, può agire esecutivamente contro il debitore pignorando i beni di sua proprietà. Tuttava, il debitore che intende contestare tale azione esecutiva può opporsi al pignoramento subito. In questa breve guida spieghiamo quando ci si può opporre ad un pignoramento e come fare.

Che cos'é il pignoramento?

Il pignoramento è lo strumento attraverso cui il creditore che è in possesso di un titolo esecutivo (ad esempio decreto ingiuntivo esecutivo, sentenza, accordo di negoziazione assistita o accordo di mediazione), può aggredire i beni del debitore, laddove questi non provvede al pagamento di quanto dovuto.

Dunque, il pignoramento non é altro che una procedura giudiziale concessa al creditore che abbia la necessità di recuperare la somma di denaro dovuto dal debitore.

Con l’atto di pignoramento inizia la vera e propria fase dell’esecuzione.

Tuttavia, per poterla avviare é necessario che il creditore, con l’assistenza di un avvocato, notifichi al debitore l’atto di precetto.

Che cos'è un atto di precetto?

L’atto di precetto è un’intimazione formale al debitore ad adempiere alla sua obbligazione e quindi al pagamento della somma di denaro entro e non oltre 10 giorni dalla notifica del precetto stesso, pena l’avvio dell’esecuzione forzata.

Decorsi invano i suddetti 10 giorni senza che il debitore abbia effettuato il pagamento di quanto dovuto, il creditore può dare inzio al pignoramento dei beni del debitore.

Si ricorda che se il creditore non è a conoscenza dei beni di cui il debitore è in possesso ai fini del pignoramento, ha la possibilità di presentare un’istanza volta a ricercare i beni del debitore. 

Oltre all’intimazione ad adempiere nel termine di 10 giorni, l’atto di precetto deve contenere importanti avvertimenti, volti a tutelare sia il creditore che il debitore stesso, laddove non sappia di potersi rivolgere a specifici organismi di composizione della lite oppure ad organismi atti ad evitare il sovra indebitamento.

Si rappresenta inoltre che, l’atto di precetto  può essere notificato al debitore contestualmente, oppure successivamente alla notifica del titolo esecutivo. Quest’ultimo rappresenta l’elemento fondamentale per poter iniziare la procedura coattiva di recupero del credito.

A norma dell’articolo 474 del Codice di Procedura Civile, infatti, il titolo esecutivo può essere giudiziale o stragiudiziale, cioè riguardare un diritto certo, liquido ed esigibile che derivi da una sentenza oppure da una scrittura privata autenticata e da titoli di credito quali ad esempio le cambiali di pagamento.

Le diverse tipologie di pignoramento.

Si il debitore non adempie al pagamento della somma di denaro nel termine di 10 giorni dalla notifca dell’atto di precetto, il creditore può avviare il pignoramento dei beni del debitore al fine di vedere soddisfatto il suo diritto di credito.

Il pignoramento può riguardare diverse tipologie di beni, pertanto occorre distinguere tra:

  1. pignoramento di beni mobili;
  2. pignoramento di beni immobili e
  3. pignoramento presso terzi, ad esempio pignoramento dello stipendio o del TFR.

Ci si può opporre ad un pignoramento?

Il debitore che non ha pagato quanto dovuto entro i 10 giorni indicati nel precetto e riceve la notifica da parte dell’Ufficiale giudiziario di un pignoramento, può opporsi ad esso.

Il nostro ordinamento infatti, riconosce al debitore la possibilità di contestare la legittimità sostanziale dell’esecuzione o quella formale degli atti esecutivi.

Quindi il debitore si può oppurre al pignoramento in due distinti modi:

  1. opposizione all’esecuzione;
  2. opposizione agli atti esecutivi.

Analizziamole brevemente.

L'opposizione all'esecuzione.

Con l’opposzione all’esecuzione il debitore ha la possibilità di contestare il “se” dell’esecuzione, e cioè il diritto del creditore a procedere alla stessa o a pignorare determinati beni.

Dunque, attraverso l’opposizione all’esecuzione il debitore (cosiddetto opponente) può contestare al creditore (cosiddetto opposto):

  • il titolo esecutivo, negando la sua esistenza o validità, anche sopravvenuta. Si pensi ad esempio ad una sentenza di condanna in primo grado, riformata poi in appello.
  • legittimazione del creditore ad ottenere l’esecuzione in quanto soggetto diverso dall’effettivo avente diritto, o la legittimazione dell’opponente a subirla.
  • l’insussistenza del diritto di credito consacrato nel titolo;
  • la pignorabilità dei beni oggetto dell’esecuzione.

Il debitore si può opporre  all’esecuzione in qualsiasi momento, anche ad esecuzione già inziata, senza limiti temporali.

Tuttavia, l’opposizione è inammissibile se proposta dopo la vendita o assegnazione del bene oggetto di pignoramento, a meno che sia fondata su fatti sopravvenuti o il debitore dimostri di non averla potuta proporre tempestivamente per cause a lui non imputabili.

L'opposizione agli atti esecutivi.

Se invece il debitore intede contestare vizi formali o processuali dei singoli atti dell’esecuzione, allora deve proporre opposizione agli atti esecutivi, nel rispetto di stretti termini di decadenza.

Dunque attraverso l’opposizione agli atti esecutivi, il debitore può contestare al creditore:

  • vizi relativi alla regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto o relativi alla loro notifica. Si pensi ad esempio al debitore che si è visto notificare un atto di precetto per una somma di denaro eccedente rispetto a quella effettivamente dovuta. Oppure ancora al mancato rinnovo della notifica dell’atto di precetto nei confronti dell’erede di un debitore, cui è stato notificato il precetto prima della morte.
  • vizi dei singoli atti esecutivi, ossia i vizi formali di istanze, Ordinanze e Decreti emessi durante il procedimento di esecuzione. In via esemplificativa i vizi possono riguardare la mancanza delle condizioni per la loro emanazione, l’assenza dei presupposti processuali, ma anche la loro incongruenza o inopportunità. Si pensi ad esempio all’impugnazione dell’ Ordinanza che rigetta la richiesta di riduzione del pignoramento proposta dal debitore.

Come sopra detto, l’opposizione agli atti esecutivi, deve essere proposta entro termini perentori pena l’inammissibilità della stessa.

Analizziamoli di seguito, più nel dettaglio.

Prima dell’inizio dell’esecuzione, l’opposizione agli atti esecutivi da parte del debitore che intende contestare le irregolarità del titolo esecutivo e del precetto, deve essere proposta entro 20 giorni dalla data di notifica al debitore del precetto.

Dopo l’inizio dell’esecuzione invece, occorre distinguere due ipotesi:

  1. per contestare un vizio di regolarità del titolo esecutivo o dell’atto di precetto che non è stato possibile far valere prima dell’inizio dell’esecuzione o un vizio relativo alla notifica del titolo o del precetto, il debitore deve proporre opposizione entro 20 giorni dal compimento del primo atto di esecuzione;
  2. per far valere un vizio relativo alla regolarità di un altro atto successivo all’inizio dell’esecuzione, il debitore deve proporre opposizione entro 20 giorni dal momento in cui i singoli atti sono stati compiuti e comunque dal momento in cui le parti del procedimento esecutivo, vengono a conoscenza dell’atto stesso. Ad esempio, l’opposizione con cui si intende contestare la somma di denaro oggetto dell’ordinanza di conversione del pignoramento pronunciata in udienza, deve essere proprosta entro 20 giorni dalla data dell’udienza stessa.

Conclusioni.

Se anche Tu hai ricevuto un atto di precetto o un atto di pignoramento e ritieni che la somma chiesta in pagamento non sia dovuta, ovvero che vi possano essere dei vizi di notifica o procedurali tali da pregiudicare l’azione esecutiva avviata dal creditore, puoi rivolgerTi agli avvocati di miOPPONGO.it, per valutare insieme se vi sono gli estremi per avviare un’opposizione nei termini sopra esposti.

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