9 Febbraio 2024

Come annullare un avviso di accertamento

Può capitare di ricevere un avviso di accertamento erroneo da parte dell’Agenzia delle Entrate. Vediamo insieme quando un avviso di accertamento è illegittimo e come può comportarsi il contribuente per ottenerne l’annullamento.

Cos'è l'avviso di accertamento?

L’avviso di accertamento è l’atto con cui l’Agenzia delle Entrate o altro Ente pubblico deputato al controllo del pagamento delle tasse da parte della collettività, emette nei confronti del contribuente a seguito dell’attività di verifica fiscale eseguita sul suo conto. Nello specifico, i suddetti Enti verificano che quanto dichiarato e pagato dal contribuente (sia esso persona fisica o società), corrisponda a quanto accertato. Se così non dovesse essere, l’Ente trasmette al contribuente il cosiddetto avviso di accertamento con cui intima a quest’ultimo il pagamento della somma dovuta e non versata (o versata in misura minore a quanto dovuto), entro 60 giorni dalla notifica. Infatti, l’ avviso di accertamento deve indicare per legge:
  1. le voci di reddito rettificate, con il maggior imponibile accertato e le relative imposte liquidate in base alle aliquote vigenti;
  2. il calcolo degli interessi applicati e delle sanzioni irrogate;
  3. l’indicazione dell’Ufficio presso il quale ottenere informazioni e il nominativo del funzionario di riferimento responsabile del procedimento;
  4. l’ Autorità giudiziaria presso cui è possibile presentare ricorso ovvero l’ Autorità amministrativa competente a ricevere le istanze di riesame in autotutela;
  5. gli istituti che consentono la definizione agevolata dell’accertamento o la riduzione delle sanzioni, come l’accertamento con adesione e le modalità per aderirvi;
  6. la sottoscrizione dell’avviso di accertamento da parte del capo dell’Ufficio o di un suo funzionario delegato;
  7. l’intimazione a pagare entro 60 gg con avvertimento che, in difetto, l’ente avvierà la procedura di esecuzione forzata come ad esempio, il pignoramento dello stipendio o del conto corrente del contribuente (sul punto leggi, Il pignormento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione).
Dunque, nell’avviso di accertamento il destinatario dell’atto deve poter rintracciare con chiarezza l’intera attività di verifica svolta dall’Ente creditore, nonché l’importo che è chiamato a versare per sanare la sua posizione, oltre alle condizioni e ai termini di pagamento. Qualora l’avviso di accertamento ricevuto dovesse risultare illegittimo, il contribuente avrà la possibilità di far valere le proprie contestazioni utilizzando gli strumenti che la Legge mette a sua disposizione: il riesame in autotutela e il ricorso tributario.

Quando è possibile annullare un avviso di accertamento?

Può accadere che l’Amministrazione Finanziaria emetta e notifichi al contribuente un avviso di accertamento illegittimo. Si pensi al caso in cui l’Amministrazione Finanziaria emette un avviso di accertamento basato su calcoli non corretti, ad esempio per un’ erronea applicazione delle detrazioni e/o deduzioni fiscali, oppure ancora per una erronea applicazione del principo di “doppia imposizione” per cui lo stesso reddito non può essere tassato più volte nei confronti del medesimo soggetto. In casi come questi, il contribuente ha la possibilità di contestare l’atto ricevuto al fine di chiedere ed ottenere l’annullamento. Di seguito, riportiamo alcuni dei principali e più frequenti motivi per cui è possibile chiedere l’annullamento di un avviso di accertamento.

Avviso di accertamento privi di motivazione.

Tutti gli atti tributari, dagli avvisi di accertamento alle cartelle di pagamento, devono essere irrinunciabilmente supportati dai motivi che ne legittimano l’emissione.
Questo principio è stato ribadito puà volte anche  dalla Corte di Cassazione (tra le altre, sentenza n. 2032/2022, fonte Leggi d’Italia), che considera la motivazione un requisito imprescindibile degli atti impositivi, mancando il quale può intervenire l’annullamento.

Avviso di accertamento senza il preventivo contraddittorio.

In alcuni casi, prima di emettere l’avviso di acceratmento, l’Amministrazione Finanziaria è obbligata a instaurare un contraddittorio con il destinatario dell’avviso, offrendogli la possibilità di fornire argomentazioni e documenti a sostegno della propria posizione, cosi come riportato nella Circolare n. 17/E del 22 giugno 2020 dell’Agenzia delle Entrate.

La mancanza dell’invito al contraddittorio preventivo può causare l’invalidità dell’avviso di accertamento per vizio procedurale (tra le tante, sentenza Corte di Cass. n. 6971/2015).

Avviso di accertamento privo di indicazioni.

I motivi giuridici e i presupposti di fatto che posti a fondamento della pretesa tributaria, devono sempre essere compiutamente specificati nel contenuto dell’avviso di accertamento. La carenza di indicazioni in tal senso, legittima il destinatario dell’atto alla contestazione e alla richiesta di annullamento dell’avviso di accertamento.

Decadenza dell'avviso di accertamento.

Il contribuente che riceve un avviso di accertamento quando sono ormai decorsi i termini assegnati all’attività di accertamento e notifica dell’Amministrazione, può contestarlo al fine di chiederne ed ottenerne l’annullamento (sul punto leggi, Avviso di accertamento: cos’è e come difendersi) In questo caso opera la tutela del contribuente, che viene così protetto dall’eventualità che il Fisco avanzi, nei suoi confronti, pretese troppo datate.

Annullamento in autotutela dell'avviso di accertamento.

Quando il contribuente riscontra nell’avviso di accertamento un vizio che può inficiarne la validità o la legittimità, può esercitare il “diritto di autotutela” che gli permette di agire per ottenere il riesame dell’atto e la correzione di errori o irregolarità negli adempimenti tributari già effettuati o nelle dichiarazioni fiscali presentate.

L’istanza di riesame in autotuela deve essere presentata entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso.

E’ bene ricordare che la presentazione di tale istanzanon sospende i termini fissati per l’eventuale ricorso al giudice tributario.

È quindi indispensabile che il contribuente agisca tempestivamente, trasmettendo all’ufficio competente una domanda in carta libera in cui espone sinteticamente i fatti contestati, accompagnata dalla documentazione a supporto della richiesta.

Se l’Agenzia delle Entrate riconosce di aver commesso un errore, può decidere di rettificare e/o annullare l’avviso di accertamento: questo potere di autocorrezione viene definito appunto “annullamento in autotutela” e la relativa competenza spetta al medesimo Ufficio che ha emanato l’atto in questione.

Viceversa, qualora l’Amministrazione Finanziaria non ritenga fondate le richieste del contribuente, procederà al rigetto dell’istanza. Il contribuente quindi, potrà decidere di ricorrere alla Corte di Giustizia tributaria.

Resta da precisare che l’istanza di annullamento in autotutela non deve essere obbligatoriamente presentata dal contribuente. Quindi infatti con l’assistenza di un avvocato, può anche decidere  di proporre direttamente ricorso tributario, e quindi adire direttamente il giudice per ottenere l’emissione di un provvedimento di annullamento dell’avviso di accertamento contestato.

Annullamento giudiziale dell'avviso di accertamento.

Se l’istanza di annullamento in autotutela non viene accettata, oppure se il contribuente ha deciso di ricorrere direttamente all’Autorità Giudiziaria per ottenere l’invalidità dell’avviso di accertamento, viene instaurata una causa tributaria a tutti gli effetti.

In questa ipotesi, entro il termine di 60 giorni dalla notifica dell’avviso, il contribuente, assistito da un difensore, dovrà proporre ricorso alla Corte di Giustizia tributaria di 1° grado competente per territorio, notificando il ricorso all’Ente che ha emesso l’avviso in contestazione.
Nei successivi 30 giorni il ricorrente dovrà costituirsi in giudizio depositando il ricorso (precedentemente notificato a mezzo PEC) con modalità telematiche attraverso il Sistema informativo della Giustizia Tributaria – SIGIT.

Si rappresenta inoltre che, nelle cause tributarie di valore inferiore a Euro 3.000,00 il contribuente può stare in giudizio anche personalmente senza la obbligatoria assistenza di un avvocato.

Successivamente alla notifica del ricorso e alla costituzione delle parti, il Presidente della sezione fissa la data di udienza in Camera di Consiglio per la trattazione della controversia (salvo che una delle parti abbia richiesto la trattazione in pubblica udienza).

Segue la fase di discussione e, quindi, di decisione del ricorso tributario  mediante la pronuncia di una sentenza con cui la Corte adita dispone per l’annullamento o meno dell’avviso di accertamento impugnato.

Se anche Tu hai ricevuto la notifica di un avviso di accertamento, puoi rivolgerti agli avvocati di miOPPONGO.it per valutare insieme se la contestazione mossa dall’Amministrazione Finanziaria è corretta, ovvero se vi sono gli estremi per un eventuale annullamento dell’atto ricevuto.

    CONTATTACI

    Compila il form sottostante descrivendo il tuo problema o quesito. Il nostro team ti risponderà entro 3 giorni lavorativi fornendoti la soluzione più opportuna. Il servizio è gratuito e senza impegno.

    La tua privacy è la nostra priorità. I tuoi dati verranno comunicati esclusivamente al legale che ti fornirà la consulenza richiesta.

    Proseguendo dichiari di aver letto e accettato l'informativa sulla privacy e i termini e condizioni del servizio