8 Febbraio 2024

Cartella esattoriale: quando si prescrivono sanzioni e interessi?

Se hai ricevuto una cartella esattoriale o un’intimazione di pagamento, prima di pagare l’intera somma richiesta, verificare che gli importi siano dovuti e soprattutto che sanzioni ed interessi non siano prescritti. In questo articolo Ti spieghiamo quando si prescrive una cartella esattoriale e come chiedere ed ottenere l’annullamento di una cartella contenente sanzioni ed interessi prescritti.

La cartella esattoriale.

A fronte del mancato versamento di un’ imposta, di contributi previdenziali o multe stradali, l’Agenzia delle Entrate Riscossione, incaricata dall’Ente creditore (ad esempio Agenzia delle Entrate, INPS, Comune, ecc.) si attiva per la riscossione di quanto dovuto, notificando al contribuente un’intimazione ad adempiere, contenuta in una cartella di pagamento (comunemente denominata anche “cartella esattoriale“).

Dal punto di vista formale dunque, la cartella esattoriale è un atto amministrativo, il cui contenuto contesta al contribuente l’esistenza di una somma non versata.

Con la cartella di pagamento quindi, viene richiesto il versamento di quanto dovuto all’Ente pubblico – a titolo di imposte, sanzioni e interessi – che l’Agenzia delle Entrate Riscossione, in quanto concessionario, ha l’incarico di riscuotere.

Si rappresenta inoltre che la cartella esattoriale costituisce titolo esecutivo al pari dei provvedimenti emessi da un Giudice (sentenze, decreti e ordinanze). 

Pertanto, ricevuta la notifica della cartella di pagamento, se il contribuente non effettua il pagamento di quanto dovuto, ovvero non impugna la stessa, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può agire esecutivamente nei suoi confronti, sia con un’azione esecutiva ad esempio pignoramento, sia con un’azione cautelare, ad esempio l’iscrizione di ipoteca sull’immobile del debitore.

Il contenuto della cartella esattoriale.

La cartella esattoriale contiene:

  • il dettaglio del debito e quindi la descrizione delle somme dovute, vale a dire
    sorte capitale,
    sanzioni,
    interessi ed oneri di riscossione;
  • l’invito ad effettuare il pagamento entro 60 giorni dalla notifica;
  • le informazioni circa le modalità di pagamento della cartella esattoriale;
  • le istruzioni per richiedere la rateizzazione, la sospensione, o proporre ricorso contro la cartella ricevuta.

Quanto al dettaglio del debito accade spesso che nell’emissione della cartella, l’Agenzia delle Entrate Riscossione, non tenga conto del diverso termine di prescrizione delle singole voci di debito, inviando così al contribuente cartelle le cui voci di pagamento risultano essere prescritte.

Per comprendere quanto tale distinzione sia fondamentale e dunque rilevante ai fini del legittimo pagamento da parte contribuente, è bene ricordare cosa si intende con il termine prescrizione.

La prescrizione della cartella esattoriale.

Come indicato nel nostro articolo “La prescrizione del credito“, con tale espressione ci si riferisce a quell’ istituto giuridico in base al quale, se il titolare del diritto (cioè il creditore) non lo esercita entro un determinato arco di tempo, esso si estingue. 

Quindi, per ciò che qui rileva, la prescrizione della cartella esattoriale indica il termine entro il quale l’ Ente creditore e il Concessionario della riscossione possono attivarsi per recupare l’importo non versato dal contribuente a titolo di imposte, contributi, ecc… senza rischiare di perdere l’incasso di quanto dovuto a causa del decorso del tempo.

Le singole voci di pagamento che compongono la cartella esattoriale  hanno termini prescrizionali diversi.

Quanto alla sorte capitale si rappresenta che i tributi statali si prescrivono in 10 anni.
Quindi, per le imposte come IVA, IRES, IRAP, imposta di bollo, imposta catastale la prescrizione è di 10 anni. Preme tuttavia segnalare che sul punto, che vi è un orientamento giuri seppur minoritario, per cui la prescrizione delle imposte è di di 5 anni.

I tributi locali invece, come la TARI, l’ IMU, ecc… si prescrivono in 5 anni.

La tassa automobilistica invece, conosciuta anche come bollo auto, si prescrive in 3 anni.

Sempre di 5 anni è poi la prescrizione di contributi previdenziali come ad esempio i contributi INPS e INAIL.

Discorso diverso occorre fare invece, per le sanzioni e gli interessi della cartella esattoriale.

La prescrizione di sanzioni ed interessi della cartella esattoriale.

Quando si prescrivono sanzioni ed interessi contenuti in una cartella esattoriale?

Se il debito principale, nella sua sorte capitale, si prescrive in tempi diversi a seconda della natura del credito, sanzioni e interessi della cartella esattoriale si prescrivono sempre in 5 anni.

Ciò a prescindere dalla natura del credito.

Si segnala infatti che la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 2095/2023, ha statuito che “le sanzioni e gli interessi definiti in una cartella esattoriale si prescrivono in 5 anni.”

Ciò in quanto le sanzioni contenute nelle cartelle di pagamento vanno incluse nella più ampia categoria delle sanzioni amministrative, la cui prescrizione è, appunto, di 5 anni. A sostegno di questa affermazione, si ricorda inoltre che esiste anche una norma specifica del diritto tributario l’art. 20 del D.Lgs 472/1997, che fissa in 5 anni il termine di scadenza per il diritto alla riscossione delle sanzioni irrogate.

Mentre per gli interessi, in quanto somme che maturano annualmente, si applica l’art. 2948 del nostro Codice civile, il quale dispone testualmente che “si prescrivono in cinque anni […] gli interessi e in generale tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi“.

Sanzioni ed interessi di una cartella esattoriale hanno natura autonoma dal debito principale e si prescrivono sempre in 5 anni.

Medesime conclusioni si leggono anche nel testo della sentenza n. 2425/2023 emessa dalla Corte di Giustizia Tributaria di Primo Grado di Palermo Sez. 5^ con cui si è positivamente concluso un caso seguito dagli avvocati di miOPPONGO.it.

I giudici palermitani, nell’ambito di un giudizio di opposizione avverso un’intimazione di pagamento per intervenuta prescrizione delle cartelle ivi indicate e relative ad imposte sui redditi, nonchè l’omessa notifica delle stesse quali atti prodromici all’intimazione impugnata, in accoglimento della richiesta di annullamento avanzata dagli avvocati di miOPPONGO.it, hanno infatti statuito che interessi e sanzioni, sono “pacificamente assoggettabili alla prescrizione quinquennale, anche se, come nel caso di specie, relativi  a tributi la cui prescrizione è decennale“.

In questo modo quindi, la parte assistita ha ottenuto una riduzione dell’importo dovuto.

Come impugnare una cartella per sanzioni e/o interessi prescritti.

Il contribuente al quale viene notificata una cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, ovvero un’intimazione di pagamento ove è richiesto anche il versamento di sanzioni e interessi prescritti, perchè decorsi 5 anni dall’ultima notifica, ha la possibilità di impugnare la cartella o l’atto fiscale ricevuto, al fine di chiederne l’annuallamento.

Facciamo un esempio.
A gennaio 2023 Caio riceve una cartella di pagamento ove gli si chiede il versamento di complessivi Euro 18.000,00 di cui:
Euro 12,000,00 a titolo di omesso versmento IVA per l’anno 2015;
Euro 4.000 a titolo di sanzioni
Euro 2.000,00 a titolo di interessi.

Se Caio dal 2015 a gennaio 2024 non ha ricevuto altre richieste di pagamento per l’imposta in discorso, sarà tenuto al pagamento della sola Iva e non anche di sanzioni e e interessi, in quanto decorsi oltre 5 anni da quando l’Ente avrebbe dovuto e potuto azionarsi per recupare tali importi.

Tuttavia, affinchè Caio possa pagare la sola imposta e quindi solo Euro 12.000,00, è necessario che il contribuente presenti un’istanza di annullamento parziale in autotutela, ovvero impugni la cartella nei termini e nei modi previsti dalla legge, eccependo l’intervenuta prescrizione di sanzioni e interessi.
Solo quindi con un provvedimento del Giudice che disponga quanto sopra, Caio potrà pagare l’importo ridotto alla sola sorte capitale.

Si rappresenta inoltre che, l’istanza di sgravio in autotutela può essere presentata anche in autonomia dal contribuente, senza la obbligatoria assitenza di un avvocato, rispettando quanto la normativa prevede sul punto.

Per l’impugnazione della cartella o dell’intimazione di pagamento invece, il contribuente può agire in autonomia solo se il valore di causa non supera Euro 3.000,00. In caso contrario invece, è obbligatoria la difesa tecnica di un avvocato.

Se anche Tu hai ricevuto la notifica di una cartella esattoriale, di un’ intimazione di pagamento o di un altro atto da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione ovvero di altro ente della Riscossione, ti consigliamo di rivolgerTi ad un professionista competente in materia, al fine di verificare se l’importo chiesto in pagamento può essere annullato, anche solo parzialmente, per sanzioni ed interessi prescritti.

Gli avvocati di miOPPONGO.it, grazie all’esperienza pluriennale in materia, potranno supportaTi verificando se sussistono gli estremi per un’eventuale impugnazione e, quindi, per un annullamento dell’importo chiesto in pagamento.

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