11 Marzo 2022

Cartella esattoriale: quando si prescrive?

Decorso un certo periodo di tempo, la cartella esattoriale “cade in prescrizione” e il debito in essa indicato non è più dovuto. In questo articolo spieghiamo quando si prescrive una cartella esattoriale e come farla annullare.

Cos'è la cartella esattoriale.

La cartella esattoriale, conosciuta anche come cartella di pagamento, è l’atto con cui l’ Agenzia delle Entrate – Riscossione, o altro ente creditore deputato alla riscossione dei crediti, comunica al cittadino la pretesa di pagamento, da effettuarsi entro 60 giorni dal ricevimento (cosidetta notifica della cartella esattoriale) della suddetta cartella.

Decorso inultimente tale termine senza che il contribuente abbia effettuato il pagamento, l’ente procede al recupero forzoso delle somme indicate nella cartella, tramite il pignoramento dei beni del debitore o iscrivendo ipoteca sui beni immobili di quest’ ultimo (sul punto, leggi L’ipoteca sugli immobili per i debiti tributari).

La cartella di pagamento si compone sostanzialmente di 4 voci:

  • CAPITALE – Costituito dalle somme originariamente dovute e non versate dal cittadino, per le quali si procede alla riscossione. Il capitale può essere costituito da imposte e tributi (si pensi ad esempio all’ I.V.A., all’ I.R.P.E.F, all’ I.R.A.P.), oppure da sanzioni di carattere amministrativo (come ad esempio le multe stradali, le sanzioni per il protesto di assegni e cambiali) o penali ( cioè, conseguenti a condanne penali).
  • INTERESSI – Trattasi degli interessi maturati prima dell’emissione della cartella esattoriale e dovuti dal contribuente per il ritardato pagamento.
  • SANZIONI – Le sanzioni per l’omesso pagamento, sono calcolate in percentuale sul capitale e sulla base del ritardo.
  • ONERI DI RISCOSSIONE – Conosciuti anche come “aggio”, che consistono nei compensi spettanti all’Agenzia delle Entrate – Riscossione per la propria attività di recupero crediti.

La cartella esattoriale quindi, svolge una duplice funzione: da un lato, serve a quantificare esattamente ed ufficialmente le somme che il contribuente destinatario deve all’Erario e, dall’altro lato, ha la funzione di anticipare l’esecuzione forzata consentendo al contribuente, nel termine di 60 giorni dalla notifica della cartella, di evitarla tramite il pagamento, la richiesta di rateizzazione.

Quando si prescrive la cartella esattoriale.

La prescrizione è una modalità di estinzione di un diritto che si realizza nel momento in cui il titolare dello stesso, non lo esercita per un tempo determinato dalla legge. Il nostro ordinamento quindi, per esigenze di certezza del diritto, prevede che l’inerzia prolungata da parte del creditore nell’esercizio di un diritto disponibile, sia rappresentativo della volontà di abbandono dello stesso ( sul punto, leggi La prescrizione del credito).

Anche rispetto alle cartelle esattoriali (o cartelle di pagamento) opera la prescrizione, e i relativi termini variano a seconda del tipo di debito.

A mero titolo esemplificativo e non esaustivo vediamo di seguito, tributo per tributi, quando si prescrivono le cartelle esattoriali.

Prescrizione IMU, TARI, TARSU.

Le cartelle esattoriali aventi ad oggetto le imposte locali quali ad esempio TARI, IMU, TARSU E TASI si prescrivono in 5 anni. Al pagamento delle imposte locali infatti, trattandosi di una prestazione periodica,  si applica l’art. 2948 c.c. ai sensi del quale si prescrive in 5 anni “… tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi.

Prescrizione contributi INPS.

Le cartelle di pagamento aventi ad oggetto contributi previdenziali e assistenziali si prescrivono in 5 anni. Ciò vale sia per i contributi INPS dichiarati e non versati, che per quelli non dichiarati e non versati.  

Prescrizione IVA, IRPEF, IRAP.

I termini di prescrizione per tutte le cartelle che fanno riferimento alle imposte erariali quali I.V.A., I.R.A.P., I.R.P.E.F si prescrivono in 10 anni.

Tuttavia si segnala che la prescrizione delle suddette imposte è oggetto di ampio dibattito da parte della giurisprudenza.

Da una parte infatti, vi è chi sostiene che il termine di prescrizione sia decennale (10 anni)  in quanto le prestazioni tributarie, attesa l’autonomia dei singoli periodi d’imposta e delle relative obbligazioni, non possono configurarsi come una prestazione periodica ai sensi dell’art. 2948 c.c.

Dall’altra invece, vi è chi sostiene che la prescrizone sia quinquiennale (5 anni). Sul punto è interessante la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Varese n. 390/2017 la quale statuisce che “…tenuto presente dell’orientamento della Suprema Corte e in particolare della sentenza n. 23397/16 della Corte di Cassazione Sezioni Unite, ritiene che il credito iscritto a ruolo si prescrive nel termine breve di 5 anni dalla notifica della cartella esattoriale, a meno che la sussistenza del credito non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato o con decreto ingiuntivo esecutivo. Al principio sopra enunciato la Suprema Corte attribuisce valenza generale e quindi applicabile con riguardo a tutti gli atti comunque denominati di riscossione coattiva di crediti degli Enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extra tributarie, nonchè delle sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie o amministrative”. E ancora la Commissione Tributaria di Prato con la sentenza n. 39/2017 ha precisato che “…anche per i crediti I.V.A., I.R.P.E.F. e altri tributi erariali la prescrizione risulta di anni 5 ….. risulterebbe irrazionale un sistema con prescrizione di anni 5 per i tributi locali e sanzioni e di 10 anni per i tributi erariali, I.R.P.E.F., I.V.A. e altro…

Prescrizione multe stradali.

Anche le sanzioni amministrative, quindi le multe stadali, si prescrivono in 5 anni. Quindi chi riceve una cartella esattoriale per un importo relativo ad una multa stradale decorsi 5 anni dalla notifica del verbale, la stessa può ritenersi prescritta con conseguenza non debenza dell’importo chiesto in pagamento.

Prescrizione di sanzioni e interessi tributari.

Le sanzioni e gli interessi tributari si prescrivono i 5 anni ai sensi dell’art. 20 co 3^ Decreto Legislativo n. 472/1997.

Inoltre è bene precisare che se il debito riportato nella cartella di pagamento ricevuta scaturisce da una sentenza passata in giudicato o da un decreto ingiuntivo esecutivo, in virtù dell’applicazione dell’art. 2953 c.c., il debito si prescrive nel termine ordinario di 10 anni.

 

Nel conteggio della prescrizione della cartella di pagamento, occorre tener conto anche della sospensione disposta dai decreti legislativi medio tempore emananti, a causa dell’emergenza Covid 19.

Cartella esattoriale prescritta: cosa fare?

Se il contribuente riceve una cartella esattoriale ove viene chiesto in pagamento un tributo prescritto, può chiederne l’annullamento e il conseguente sgravio, mediante la presentazione di un’istanza di annullamento in autotutela oppure, con l’assistenza di un difensore, impugnando l’atto impositivo avanti l’Autorità Giudiziaria competente (sul punto, leggi Come impugnare una cartella esattoriale).

I termini di impugnazione di una cartella esattoriale variano in base al tributo o sanzione chiesto in pagamento. Ad esempio, la cartella esattoriale relativa ad una multa stradale deve essere impugnata entro 30 giorni davanti al Giudice di Pace competente. La cartella di pagamento relativa ai contributi INPS, invece, deve essere impugnata entro 40 giorni dalla notifica, avanti al Tribunale competente.

Pertanto, il contribuente che riceve una cartella esattoriale, prima di procedere al pagamento, è bene che si rivolga in tempi brevi a professionisti esperti in materia, come gli avvocati di miOPPONGO.it, affinchè possano fornirgli tutta l’assistenza di cui necessita. 

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