19 Aprile 2024

Avviso di adddebito INPS: cos’è e come funziona

La riscossione delle somme da parte dell'INPS, avviene attraverso l'emissione e la notifica al contribuente di un avviso di addebito. Vediamo insieme di cosa si tratta, come avviene la riscossione tramite tale avviso, quando e come è possibile contestare la legittimità di tale atto.

Cos'è l'avviso di addebito INPS?

L’avviso di addebito INPS è un documento formale, emesso e notificato dall’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) ai contribuenti che presentano debiti e/o irregolarità nei versamenti dei contributi previdenziali e/o assistenziali.

Tale avviso viene inviato a seguito della rivelazione di discordanze tra i contributi dovuti e quelli effettivamente versati dal soggetto, sia esso un lavoratore autonomo, un datore di lavoro (per il lavoratore dipendente) o una società.

Trattasi di uno speciale titolo esecutivo, introdotto dal D.L. 78/2010, simile alla cartella di pagamento (la c.d. cartella esattoriale), formato direttamente dall’Ente previdenziale ogni qualvolta il contribuente omette, anche solo parzialmente, il versamento di contributi previdenziali e/o assistenziali e somme aggiuntive (ad esempio, sanzioni e interessi di mora).

Dal 1^ gennaio 2011 l’avviso di addebito INPS ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto.

Ai sensi del cit. D.L. 78/2010 l’avviso di addebito deve contenere, a pena di nullità, i seguenti elementi volti ad identificare in modo esatto e preciso, la pretesa dell’istituto:

  • generalità del contribuente;
  • la tipologia del credito con l’informazione della gestione previdenziale di riferimento. Laddove invece la pretesa creditoria deriva da un atto di accertamento dell’INPS o da altri Enti (ad esempio l’Agenzia delle Entrate), l’indicazione degli estremi dell’atto e la relativa data di notifica;

  • l’anno e il periodo di riferimento del credito;

  • l’importo del credito distinto per singolo periodo e riparto tra quota capitale, sanzioni e interessi, ove dovuti;

  • l’importo totale dei crediti contenuti nell’avviso comprensivi dei compensi del servizio di riscossione;

  • l’indicazione dell’Agente della Riscossione competente in base al domicilio fiscale del contribuente alla data di formazione dell’avviso di addebito;

  • la sottoscrizione, anche mediante firma elettronica, del responsabile dell’ufficio dell’INPS che ha accertato l’omissione contributiva e che ha emesso l’atto;

  • l’intimazione ad adempiere al pagamento dell’Agente della Riscossione in esso individuato entro 60 giorni dalla sua notifica.

Quando il contribuente riceve l’avviso di addebito INPS, deve immediatamente verificare che il documento contenga tutti i requisiti essenziali a dimostrare che il controllo nei suoi confronti è stato condotto dagli uffici dell’ente con accuratezza.
In altre parole, se il destinatario dell’avviso rileva errori – formali o sostanziali – dell’atto, può reagire alla pretesa dell’INPS contestandolo, nei termini e nei modi previsti dalla legge.

Diversamente, se il debito è reale e correttamente evidenziato, al contribuente non resterà che pagarlo entro i termini indicati nell’avviso di addebito INPS, anche usufruendo della facoltà di chiedere una rateizzazione delle somme da versare (sul punto leggi, La rateizzazione della cartella esattoriale).

Quando viene emesso l' avviso di addebito INPS?

Come sopra esposto, l’avviso di addebito emesso dall’INPS rappresenta il documento ufficiale attraverso il quale l’istituto comunica al contribuente di aver rilevato discordanze tra i contributi previdenziali dovuti e le somme effettivamente versate.

Più dettagliatamente, è possibile individuare due tipologie di avviso di addebito:

  1. AVVISO DI ADDEBITO DA ACCERTAMENTO. In tale ipotesi l’avviso di addebito segue ad un accertamento ispettivo, qualora siano contestate al contribuente omissioni, ed esso non versi quanto richiesto nel verbale di accertamento.

  2. AVVISO DI ADDEBITO DA OMISSIONE CONTRIBUTIVA. In tale ipotesi invece, l’avviso di addebito fa seguito ad una verifica d’ufficio, laddove risultino dagli atti dell’Istituto mancati o erronei versamenti di contributi alle previste scadenze.

Avviso di addebito INPS: come funziona la procedura?

L’ emissione di un avviso di addebito rappresenta per l’INPS, un efficace metodo di riscossione coattiva. Pertanto, se il contribuente non paga l’importo indicato nell’atto entro il termine stabilito, l’ Ente può agire nei suoi confronti attivando una procedura di espropriazione forzata (come il pignoramento dei beni), per il recupero di quanto dovuto.

Non appena viene notificato, infatti, l’avviso ha valore di titolo immediatamente esecutivo: da un punto di vista formale, come sopra detto, viene assimilato alla “cartella di pagamento” emessa da altri enti creditori per il recupero delle somme che si assumono dovute dal debitore.

È quindi, fondamentale affrontare con tempestività la questione relativa alla legittimità dell’atto notificato, allo scopo di evitare ulteriori complicazioni, finanziarie e legali.

Talvolta, prima di emettere un avviso di addebito, l’INPS può richiedere il pagamento inviando al contribuente un “avviso bonario“.

Si tratta dei casi in cui viene rilevato un ritardo nel pagamento del dovuto, oppure un versamento – totale o parziale – oltre le scadenze previste (art. 24, c.2, D.Lgs. n. 46/99).
Se il destinatario dell’atto di avviso bonario non provvede al pagamento entro 90 giorni dal ricevimento della notifica, l’INPS può emettere e notificare l’avviso di addebito.

Avviso di addebito INPS: prescrizione e decadenza.

Il versamento dei contributi previdenziali si prescrive in 5 anni.

Ai sensi dell’art. 3 comma 9^ Legge n. 335/1995 “Le contribuzioni di previdenza e assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei termini di seguito indicati:

1.a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle latre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà previsto dall’articolo 9-bis, comma 2, del decreto – legge 29 marzo 2011, n. 103, convertito con modificazioni, dalla legge 1^ giugno 1991, n. 166 ed esclusiva ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistihce. A decorrere dal 1^ gennaio 1996 tale termine è ridotto a cinque anni, salvi i casi di denuncia del lavoratorie o dei suoi superstiti;

2.b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria“.

Tale termine decorre a partire dal giorno in cui il contribuente avrebbe dovuto effettuare il pagamento della somma corrispondente.

La notifica dell’avviso di addebito interrompe la prescrizione, ma solo se avviene entro 5 anni dall’ultima intimazione ad adempiere. Questa importante conseguenza si deve imputare alla natura stessa dell’atto, che sostanzialmente consiste in una vera e propria ingiunzione di pagamento, rivolta al debitore.

Quando l’avviso di addebito viene emesso con riferimento a premi o contributi (non ancora prescritti), dovuti nei confronti di enti pubblici previdenziali, i carichi pendenti – a pena di decadenza – devono essere iscritti a ruolo esecutivo entro il 31 dicembre dell’anno successivo al termine di scadenza del versamento.

Se l’INPS non provvede all’iscrizione a ruolo entro il termine indicato, la possibilità di ottenere il pagamento del suo credito decade definitivamente: di conseguenza, il relativo avviso di addebito dovrà considerarsi illegittimo.

Quando è possibile annullare un avviso di addebito INPS?

L’avviso di addebito INPS, in quanto atto amministrativo, deve considerasi invalido (e quindi suscettibile di annullamento), qualora sia affetto da vizi di forma o di merito.

I vizi formali sono inerenti alla legittimità dell’atto e derivano dalla sua mancata conformità alle disposizioni di legge, contenute nelle norme giuridiche di riferimento.
Vizi formali dell’avviso di addebito sono, per esempio, la mancata o carente indicazione delle voci di calcolo, l’assenza di sottoscrizione dell’avviso, il difetto di motivazione o una motivazione insufficiente, oppure la notifica inesistente o nulla.

I vizi di merito, invece, si riferiscono al contenuto della pretesa e vengono fatti valere dal contribuente che, per esempio, contesti errori nella determinazione delle somme dovute, oppure dichiari di aver già corrisposto i contributi richiesti, oppure ancora rilevi un errore nel calcolo di sanzioni o interessi.

La nullità dell’avviso di addebito è data anche dalla mancanza dei suoi elementi essenziali, ovvero i dati che permettono di identificare sia il soggetto debitore sia l’oggetto della pretesa creditoria dell’ente che ha emesso l’atto.

Come far annullare l'avviso di addebito INPS.

Qualora si voglia contestare la pretesa avanzata dall’INPS con l’avviso di addebito, il contribuente può presentare un ricorso amministrativo, giudiziale, oppure ricorso in autotutela.

Analizziamo brevemente i 3 strumenti di tutela messi a disposizione dal nostro ordinamento e sopra indicati.

1) Il ricorso amministrativo

La contestazione di un avviso di addebito può avvenire tramite ricorso amministrativo, da presentare all’INPS (in via telematica e utilizzando lo SPID), entro i termini indicati nell’atto, ovvero 90 giorni dalla notifica dell’atto stesso.
Il ricorso deve essere fondato (ovvero basato su evidenze concrete), correttamente formulato e opportunamente documentato, in modo tale da dimostrare gli eventuali errori commessi dall’ente nell’avanzare la sua pretesa.

La proposizione del ricorso sospende l’azione di recupero fino al momento in cui l’organo amministrativo non si pronunci emettendo la sua decisione, accogliendo (totalmente o parzialmente) il ricorso, oppure rigettandolo.

2) Il ricorso all’ Autorità Giudiziaria. 

Essendo titolo esecutivo, l’avviso di addebito che presenti vizi formali deve essere impugnato (entro 20 giorni dalla notifica o dalla presa di conoscenza dell’atto), con l’opposizione agli atti esecutivi.
Il ricorso per vizi di merito va, invece, depositato (a pena di decadenza) entro 40 giorni dalla notifica dell’avviso presso la cancelleria del Tribunale – Sezione Lavoro competente per territorio.

3) Il ricorso in autotutela.

Nel caso in cui il contribuente non propone ricorso giudiziario nei termini previsti dalla legge, l’avviso di addebito INPS diventa definitivo.

Tuttavia, vi è la possibilità di intervenire in autotutela, per annullare, anche solo parzialmente, la richiesta di cui all’avviso.

Conclusioni.

La corretta gestione degli avvisi di addebito INPS è di fondamentale importanza.  Un approccio tempestivo infatti, anche con l’aiuto di un legale competente in materia, può aiutare il contribuente a gestire in modo adeguato la propria posizione contributiva. Se anche Tu hai ricevuto un avviso di addebito INPS, puoi contattarci al fine di verificare la Tua posizione ed indivudare la soluzione più adeguata al Tuo caso specifico.

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