18 Marzo 2022

Avviso di accertamento: cos’è e come difendersi

In questo articolo spieghiamo cos’è un avviso di accertamento, quale iter segue l’Agenzia delle Entrate per emettere tale avviso, nonchè le azioni che il contribuente può intraprendere per difendersi da un avviso di accertamento illegittimo.

Cos'è l'avviso di accertamento.

L’avviso di accertamento è l’atto con cui l’Agenzia delle Entrate o altro Ente pubblico deputato al controllo del pagamento delle tasse da parte della collettività, emette nei confronti del contribuente a seguito dell’attività di verifica fiscale eseguita sul suo conto. Nello specifico, i suddetti Enti verificano che quanto dichiarato e pagato dal contribuente (sia esso persona fisica o società), corrisponda a quanto accertato.

Se così non dovesse essere, l’Ente trasmette al contribuente il cosiddetto avviso di accertamento con cui intima a quest’ultimo il pagamento della somma dovuta e non versata (o versata in misura minore a quanto dovuto),  entro 60 giorni dalla notifica.

Tuttavia, qualora il citato avviso dovesse risultare illegittimo, il contribuente avrà la possibilità di far valere le proprie contestazioni.

L'attività di accertamento dell'Agenzia delle Entrate.

L’attività di accertamento dell’Agenzia delle Entrate consiste in una serie di azioni di controllo svolte dal Fisco per verificare se il contribuente abbia correttamente assolto al pagamento delle imposte dovute, sia dirette (es. I.R.P.E.F., I.R.E.S. e I.R.A.P.) che indirette (es. I.V.A.).

I termini entro cui il Fisco deve emettere e notificare al contribuente i provvedimenti impositivi variano in base alle circostanze.

Ad esempio, ai sensi dell’art. 43 Decreto Presidenziale n. 600/1973 la notifica dell’avviso di accertamento relativo alla imposta sui redditi deve essere effettuata dall’ Amministrazione finanziaria entro il  5^ anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata. Lo stesso termine lo si applica per gli avvisi di accertamento I.V.A., giusto disposto dell’art. 57 del citato Decreto.

Nei casi di omessa dichiarazione invece, sia per quanto riguarda le imposte sui redditi (es. I.R.A.P.) che l’I.V.A. il termine per la notifica dell’avviso di accertamento cade il 31 dicembre del 7^ anno succesivo a quello il cui il contruibuente avrebbe dovuto presentare la dichiarazione.

Inoltre, bisogna tener presente che i suddetti termini, si raddoppiano nelle ipotesi in cui:

  • a seguito dell’attività di accertamento, l’Agenzia delle Entrate rilevi la commissione di un reato tributario da parte del contribuente e provveda a darne notizia alla Procura delle Repubblica;
  • dal controllo fiscale emerga che il contribuente detiene delle attività e disponibilità nei cosiddetti “Paradisi Fiscali”.
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L'avviso di accertamento notificato oltre i termini previsti dalla legge, può essere impugnato dal contribuente per farne dichiarare la nullità.

Al fine di recuperare le maggiori imposte ritenute evase dal contribuente, l’Agenzia delle Entrate deve effettuare le indagine necessarie per ottenere dati e nformazioni utili  alla ricostruzione delle basi imponibili da recuperare a tassazione.

A tal proposito, l’Amministrazione finanziaria può sfruttare diversi canali tra cui:

  1. richiesta di dati e informazioni al contribuente e ad altri soggetti (Amministrazioni dello Stato, enti pubblici, assicurazioni, enti creditizi e finanziari):
  2. dichiarazioni fiscali presentate dallo stesso contribuente;
  3. accessi effettuati dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate o dai militari della Guardia di Finanza presso i locali dove il contribuente svolge la sua attività commerciale, agricola, artistica o professionale;
  4. ispezione documentale di libri, scritture contabili e documentazione di rilevanza fiscale dai quali l’Amministrazione finanziaria possa evincere la commissione di irregolarità da parte del contribuente;
  5. verifiche fiscali volte ad esaminare la documentazione reperita in sede di ispezione al fine di controllare che il contribuente abbia adempiuto a tutti gli obblighi contabili e fiscali previsti dalla legge.

Cosa fare dopo aver ricevuto un avviso di accertamento.

Il contribuente che riceve un avviso di accertamento deve sapere che la difesa contro tale atto deve avvenire entro 60 giorni dalla sua notifica.

Ciò significa che, trascorsi 60 giorni dalla ricezione dell’avviso di accertamento, qualora il contribuente non abbia effettuato alcuna scelta difensiva, il provvedimento impositivo deve intendersi definitivo. Da ciò ne deriva che le somme indicate nell’atto ricevuto risultano definitivamente dovute, con l’impossibilità da parte del contribunte di poterle contestare successivamente. Se il contribuente non effettua il pagamento nei termini indicati, l’Amministrazione finanziaria potrà agire esecutivamente nei suoi confronti (ad esempio mediante il pignoramento dei suoi beni), al fine di recuperare le somme spettanti.

Poichè la materia è molto tecnica e i vizi che possono inficiare la validità di un avviso di accertamento sono  numerosi è bene che il contribuente, ricevuto l’avviso di accertamento, si rivolga ad un prefessionista esperto in materia, in modo da valutare la migliore strategia difensiva da percorrere.

In alcuni casi infatti, per il contribuente è conveniente un confronto con l’Ufficio, attraverso l’attivazione delle apposite procedure amministrative, nell’ambito delle quale si cercherà di ridurre le somme dovute a titolo di imposte, con notevoli vantaggi sotto il profilo dell’abbattimento delle sanzioni.

Altre volte invece, soprattutto quando l’avviso di accertamento è affetto da gravi vizi di legittimità, gli avvocati di miOPPONGO.it, consigliano l’impugnazione dell’atto al fine di ottenere l’annullamento e non versare le somme chieste in pagamento.

L'avviso di accertamento deve essere contestato entro 60 giorni dalla notifica al contribuente.

Come difendersi da un accertamento fiscale.

Il contribuente che riceve un avviso di accertamento ha diversi strumenti per contestarlo e far valere le propie ragioni. Analizziamoli insieme nei loro punti salienti.

Acquiescenza.

Attraverso l’acquiescenza il contribuente decide di confermare le violazioni che gli vengono addebitate, pagando le imposte accertate nonché le imposte e le sanzioni conseguenziali. Il vantaggio di questa procedura è che il contribuente beneficia della riduzione ad 1/3 delle sanzioni applicate.

Acquiescenza rispetto alle sanzioni.

Il contribuente che intende contestare solo le imposte chieste in pagamento, può presentare ricorso avverso l’avviso di accertamento solo in relazione a quest’ultime, pagando invece le sanzioni nella misura di 1/3.

In questo caso quindi, l’acquiescenza sarebbe limitata alle sole sanzioni.

Così procedendo il contribuente, presenta ricorso avanti alla Commissione Tributaria Provinciale per vedere annullato l’atto impositivo rispetto alle sole imposte e, nel contempo, non rischia che in caso di rigetto del ricorso, oltre alle imposte, gli venga chiesto anche il pagamento delle sanzioni per intero (in quanto le ha già pagate nella misura ridotta).

Accertamento con adesione.

Se il contribuente ritiene che l’Ufficio abbia commesso degli errori nella determinazione delle imposte evase, oppure che dall’instaurazione di un contraddittorio con il Fisco possa derivarne la riconsiderazione dei presupposti dell’accertamento e, quindi, la riduzione delle imposte dovute, può presentare un’istanza di accertamento con adesione.

Tale procedura garantisce al contribuente:

  • l’eventuale riduzione delle imposte dovute;
  • la riduzione delle sanzioni ad 1/3 di quelle minime applicabili.

La presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, determina la sospensione di 90 giorni del termine per la presentazione del ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale.

Istanza in autotutela.

Il contribuente che si rendesse conto che l’avviso di accertamento è affetto da un vizio così evidente che lo stesso Ufficio, nel riesaminare la posizione fiscale, possa rettificare il proprio operato, può presentare istanza di autotutela all’Agenzia delle Entrate. L’Ufficio può accogliere l’istanza di autotutela oppure, in alternativa, non darvi seguito senza alcun obbligo di risposta. Altresì, la presentazione dell’istanza di autotutela non sospende i termini per la presentazione del ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale.

Ricorso giudiziario.

Quando l’avviso di accertamento risulta affetto da un vizio di legittimità che non potrebbe essere fatto valere dal contribuente con gli strumenti sopra indicati, occorre presentare ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale territorialmente competente.

Il consiglio degli avvocati di miOPPONGO.it.

Come sopra esposto, ogni procedura per la definizione dei rapporti con il Fisco ha dei propri scopi e deve essere attivata in specifiche circostanze.

Sebbene in una prima fase una procedura possa essere ritenuta fungibile rispetto all’altra, gli errori nella scelta  possono penalizzare il contribuente anche in maniera considerevole e per diversi anni. Per tale motivo, è importante rivolgersi a professionisti esperti in materia, affinchè possano consigliare al contribuente la scelta migliore e appropriata al suo caso. Il team degli avvocati di miOPPONGO.it, con la loro esperienza pluriennale in materia, potranno assistere e difendere il contribuente nella vertenza relativa all’avviso di accertamento ricevuto.

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