23 Novembre 2023

L’affidamento esclusivo dei figli

Ciascun genitore può richiedere l'affidamento esclusivo del figlio, al fine di garantire allo stesso una sana e corretta crescita dal punto di vista psicofisico. L'affidamento in via esclusiva rappresenta comunque un'eccezione alla regola della bi-genitorialità e ricorre solo in presenza di determinati presupposti di legge. Vediamo, qui di seguito, ciò che bisogna sapere su questo argomento.

Principio generale della bi-genitorialità

La regola in caso di separazione e divorzio dei genitori è l’affidamento congiunto dei figli. A tal riguardo si parla di diritto alla bi-genitorialità, il cui scopo è quello di mantenere, nel tempo, un rapporto costante fra il minore, la mamma e il papà.

Questo principio viene riconosciuto dalla Costituzione ed è posto a tutela dei figli, affinché questi possano continuare a condurre una vita serena, trascorrendo tanto tempo con la mamma e tanto tempo col papà. L’affidamento, infatti, comporta tutta una serie di scelte che prevedono l’accordo di entrambi i genitori, riguardanti soprattutto l’educazione, l’istruzione e la salute. 

Il concetto di affidamento, tuttavia, non deve essere confuso con quello di collocazione, relativo invece al luogo di residenza scelto per il figlio, a seguito della separazione e del divorzio e che viene attribuito a un solo genitore. Resta comunque salvo il diritto dell’altro di vedere il minore nel rispetto di un calendario programmato o, comunque, delle disposizioni fornite dal giudice.

Quest’ultimo, su istanza della parte, quando ritiene che l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore, potrà stabilire quello esclusivo.
Com’è facile immaginare l’affidamento implica un delicato giudizio preliminare sulla capacità del singolo genitore di crescere ed educare il figlio. Tale valutazione deve basarsi su elementi concreti, ovvero sulle modalità con le quali ciascuno ha già svolto il proprio ruolo, prestando maggiore attenzione alla propensione verso la comprensione e la disponibilità, nonché all’ambiente sociale e familiare che è in grado di garantire al minore.
Nei casi più gravi è possibile prevedere anche l’affidamento rafforzato, riconosciuto a uno solo dei genitori, il quale potrà prendere le decisioni più importanti in completa autonomia, cioè in via esclusiva e senza l’approvazione dell’altro.

Articolo 337 quater cod. civ. e affidamento esclusivo dei figli

Come sopra anticipato, l’affidamento esclusivo è un’ipotesi residuale, disposta quando la condivisione non è possibile e soprattutto si rivela contraria all’interesse della prole.
A norma dell’articolo 337 quater cod. civ., questa decisione scatta nel momento in cui la sana crescita del minore viene compromessa dalla presenza di uno dei genitori. In situazioni del genere il giudice, motivando la decisione, dispone che il minore venga affidato solo al genitore ritenuto idoneo a crescere il figlio.

Le decisioni più rilevanti, in ogni caso, saranno prese da entrambi i coniugi.
L’art. 337 quater cod. civ., infatti, al terzo comma prescrive che le scelte di maggior interesse per i figli, ad esempio quelle sulla salute, l’istruzione o riguardanti la fissazione della residenza abituale, debbano essere adottate congiuntamente dai genitori, anche in presenza di un affidamento esclusivo, a condizione che non sia stato diversamente disposto. Il non affidatario inoltre può ricorrere al giudice quando ritiene che siano state prese scelte pregiudizievoli a carico della prole.

In cosa consiste esattamente tale pregiudizio?

Per pacifica giurisprudenza si ritiene che questa condizione ricorra quando la decisione adottata dal genitore affidatario sia tale da alterare oppure da porre in pericolo lo sviluppo psico-fisico del minore, non essendo sufficiente una mera conflittualità familiare.

In circostanze del genere il giudice sarà tenuto a motivare ad ampio raggio, dunque non solo a fornire motivazioni sul potenziale o effettivo pregiudizio arrecato ai figli, ma anche a pronunciarsi rispetto all’idoneità educativa del genitore ritenuto responsabile della scelta pregiudizievole.

Presupposti per l'affidamento esclusivo

L’articolo 337 cod. civ. prevede che il giudice, dopo aver compiuto un’attenta indagine, può decidere che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure a uno solo di essi. La discrezionalità dell’organo giudicante si basa sempre su una priorità: l’interesse dei figli. Quest’ultimi dovranno poter contare su un ambiente sereno ed equilibrato, sotto il profilo non solo economico, ma anche e ancor prima, morale.

In definitiva, l’affidamento esclusivo deve assicurare uno sviluppo psicofisico adeguato della prole, cioè un’atmosfera che possa soddisfare tutte le necessità affettive e materiali. Naturalmente questi principi devono essere attuati anche nell’esclusivo interesse dei figli di genitori che non sono uniti dal vincolo matrimoniale.

In linea di massima l’affidamento esclusivo non viene giustificato dalla situazione di conflittualità fra i genitori, aspetto che peraltro connota quasi tutti i giudizi di separazione.

L’affidamento congiunto rappresenta la regola, che può essere derogata per inadeguatezza di uno dei coniugi a svolgere la funzione genitoriale, cioè quando questo regime ponga in serio pericolo l’equilibrio della prole, lo sviluppo psicofisico e l’educazione della stessa.
Oltre che in questi casi, il legislatore ha stabilito che si può richiedere l’affidamento esclusivo al giudice quando il partner fa uso di sostanze stupefacenti oppure perché affetto da incapacità di intendere e volere.

Tale regime trova applicazione pure quando sussiste una strumentalizzazione del figlio, il carattere aggressivo della madre o del padre oppure se c’è stata una sparizione prolungata di uno dei coniugi dalla vita del figlio durante la fase della separazione.
Se il giudice dovesse ravvisare delle ragioni fondate per disporre l’affidamento esclusivo, l’affidatario dovrà assumersi tutte le responsabilità nei confronti del minore, dando al contempo alla controparte la possibilità di esercitare il proprio ruolo genitoriale, ovvero di farlo partecipare alle scelte più importanti.

Il giudice può inoltre decidere di limitare o escludere del tutto il diritto di visita del coniuge non affidatario, specialmente se tossicodipendente, alcolista, violento o affetto da patologie di particolare gravità che mettano in pericolo i figli. In quest’ultima ipotesi si può prevedere che le visite avvengano in compagnia dell’affidatario o di altro familiare.
È importante precisare che il giudice ha facoltà di decidere sulle riduzioni dei tempi di visita, nonché sui luoghi e sull’eventuale presenza di terzi sorveglianti, quali ad esempio gli assistenti sociali.

Sentenza della Corte di Cassazione numero 29999 2020

La Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 29999 del 30 novembre 2020, ha affrontato il delicato tema dell’affidamento super esclusivo, noto anche come esclusivo rafforzato, che ricorre quando l’affidatario assume tutte le decisioni relative ai minori, anche quelle di maggiore interesse.

La Corte d’Appello romana aveva disposto l’affidamento esclusivo al padre, a cui era stata attribuita una responsabilità genitoriale esclusiva, per quanto riguarda le decisioni in favore dei minori e senza il benestare della madre.

La Suprema Corte, rigettando il ricorso del coniuge non affidatario, ha confermato la sentenza della Corte di Roma, motivata da una fase istruttoria articolata, che aveva messo in luce l’inadeguatezza della parte soccombente nel comprendere appieno gli effettivi bisogni materiali e morali della prole, nonché le mancanze della stessa e i comportamenti volti ad alimentare il conflitto familiare.

Gli ermellini hanno evidenziato inoltre che le emozioni vissute dai figli a causa della madre fossero prevalentemente negative, ovvero basate su sentimenti come rabbia, tristezza, sfiducia e paura. Di conseguenza la donna non appariva in grado di svolgere il suo ruolo genitoriale e, in ossequio al principio di autodeterminazione, è stata rimessa ai figli la scelta di incontrare o meno la madre.

Foto di Ratna Fitry da Pixabay

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