27 Novembre 2023

La separazione dei coniugi con la negoziazione assistita

Il nostro ordinamento consente ai coniugi di separarsi, divorziare o modificare le condizioni di separazione o divorzio, senza andare in Tribunale, attraverso una procedura semplice e veloce: la cosiddetta negoziazione assistita. Vediamo insieme di cosa si tratta e come funziona.

La separazione consensuale dei coniugi con la negoziazione assistita

Il procedimento di separazione consensuale dei coniugi con negoziazione assistita è disciplinato agli artt. 2 e seguenti del Decreto Legge n. 132/2014, convertito con modificazioni dalla Legge n. 162/2014.

L’art. 6 del citato Decreto Legge infatti, offre ai coniugi lo strumento della convenzione di negoziazione assistita con cui addivenire ad una separazione consensuale, come alternativa più veloce al procedimento in Tribunale.

Tuttavia, tale istituto può essere applicato anche nei casi di divorzio congiunto, nonché di modifica delle condizioni di separazione o divorzio già avvenuto e scioglimento dell’unione civile.  Inoltre, a partire dal 22 giugno 2022, è possibile ricorrere alla negoziazione assistita familiare anche per disciplinare le modalità di affidamento e mantenimento dei figli minori nati fuori dal matrimonio, nonché per disciplinare le modalità di mantenimento dei figli maggiorenni (sul punto leggi, Il mantenimento dei figli maggiorenni) e per la determinazione degli alimenti.

Con la negoziazione assistita i coniugi che intendono separarsi o divorziare e coloro intendono porre fine ad un’unione civile, possono raggiungere una soluzione consensuale in tempi rapidi e senza la necessità di dover introdurre un procedimento davanti al Tribunale.

Separazione dei coniugi: il procedimento di negoziazione assistita

Il procedimento di negoziazione assistita inizia con l’invito, trasmesso da uno dei coniugi all’altro, tramite il proprio avvocato, a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. Trattasi di un accordo con cui le parti, ciascuna assistita da un proprio avvocato, si impegnano a raggiungere una soluzione consensuale relativamente alla separazione.

L’invito, firmato dal coniuge con autentica di firma da parte del legale di fiducia, deve contenere:

  1. descrizione dell’oggetto della controversia, quindi l’intenzione di separarsi;
  2. l’avvertimento che la mancata risposta all’invito nei successivi 30 giorni dalla ricezione o il suo rifiuto potrà essere valutato dal Giudice ai fini della decisione, per quel che qui rileva, sulle spese di giustizia e sulla responsabilità aggravata;
  3. la firma autografa del coniuge, autenticata dal difensore di fiducia.

Separazione dei coniugi: la convenzione di negoziazione assistita

Il coniuge che riceve l’invito ha 30 giorni di tempo per comunicare all’altro coniuge (che lo ha invitato) se:

  1. aderire, o
  2. rifiutare l’invito, oppure ancora
  3. non rispondere. La mancata risposta equivale a rifiuto.

Se il coniuge invitato rifiuta l’invito ovvero non risponde, il coniuge interessato, potrà agire in giudizio avviando cosi un procedimento di separazione giudiziale.

Invece, se il coniuge invitato intende aderire alla procedura di negoziazione, si procederà alla stipula della convenzione, redatta con la necessaria assistenza dei rispettivi legali.

La convenzione di negoziazione assistita per la separazione dei coniugi deve necessariamente essere redatta in forma scritta e deve contenere:

  1. l’oggetto della controversia;
  2. il termine, che non può essere inferiore ad un mese né superiore a tre mesi, entro cui le parti intendono terminare la procedura.

Pertanto la convenzione, sottoscritta da entrambe le parti ed autenticata dai rispettivi avvocati, definisce la volontà delle parti di separarsi alle condizioni che verranno pattuite nel termine concordato ed inserite nel successivo e definitivo accordo.

È fatto obbligo alle parti ed ai rispettivi legali di cooperare con lealtà e buona fede, nonché di mantenere la riservatezza rispetto alle informazioni ricevute durante tutta la fase di negoziazione sino al raggiungimento dell’accordo. In questo modo quindi gli avvocati iniziano la negoziazione assistita per il periodo di tempo massimo indicando nella convenzione.

Separazione dei coniugi: l'accordo di negoziazione assistita

Al termine della negoziazione assistita per la separazione dei coniugi, possono verificarsi i seguenti scenari:

  • MANCATO ACCORDO TRA I CONIUGI. Se i coniugi non raggiungono un accordo circa le condizioni di separazione, verrà redatta e certificata dagli avvocati, una dichiarazione negativa di mancato accordo. Quindi, il coniuge interessato, potrà agire in giudizio avviando cosi un procedimento di separazione giudiziale.
  •  ACCORDO TRA I CONIUGI. Se invece i coniugi raggiungono un accordo circa le condizioni di separazione, verrà redatto dai rispetti avvocati un verbale che conterrà: 1) l’indicazione del tentativo di conciliazione tra le parti e della possibilità di esperire la mediazione familiare; 2) la manifestazione del reciproco consenso alla separazione o al divorzio; 3) in caso di figli minori oppure maggiorenni bisognosi di protezione, le scelte in tema di rapporti personali e patrimoniali con i figli, eventualmente anche inserendo un piano genitoriale (sul punto leggi, Il piano genitoriale: cos’è e a cosa serve); 4) l’individuazione di una data certificata dalla quale decorre il termine di durata della separazione ai fini del successivo divorzio; 5) la previsione, se concordato tra i coniugi, di un assegno di mantenimento o di divorzio a favore del coniuge debole; 6) la certificazione, da parte dei legali, della conformità del contenuto dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico; 7) la sottoscrizione delle parti e dei legali.

Inoltre, così come accade nell’ambito del procedimento di separazione consensuale davanti al Tribunale, il verbale e quindi l’accordo, può avere anche un contenuto facoltativo. Infatti, può contenere l’obbligo di effettuare trasferimenti immobiliari, modalità di divisione dei beni comuni, regolamentazione di utilizzo dei beni comuni o di proprietà di uno solo dei coniugi, divisione dei conti correnti, ecc.


E’ bene inoltre ricordare che, le condizioni contenute in un accordo concluso a seguito di convenzione di negoziazione assistita possono essere modificate o revocate dai coniugi in qualsiasi momento, sia tramite il ricorso ad una nuova procedura di negoziazione assistita sia tramite il ricorso in Tribunale, cosi come modificato in seguito alla Riforma Cartabia (sul punto leggi, La separazione e il divorzio consensuale dopo la Riforma Cartabia).

Separazione dei coniugi: trasmissione dell'accordo al Pubblico Ministero

L’accordo di negoziazione assistita per la separazione dei coniugi così redatto, insieme ai documenti che attestano il matrimonio ed i dati anagrafici e reddituali dei coniugi, nonché dei figli se presenti, deve essere trasmesso, a cura dei legali, al P.M. presso il Tribunale competente per la verifica. Tale onere deve essere adempiuto entro 10 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo, pena l’irricevibilità dello stesso. Quando i coniugi non hanno figli minori o maggiorenni bisognosi di protezione, effettuati gli opportuni controlli, il P.M. rilascia agli avvocati il nullaosta da trasmettere all’Ufficiale di Stato civile. Nell’ipotesi in cui i coniugi hanno figli minori o maggioreni non autosufficienti, il P.M. verificato che non vi sia alcuna lesione  dei loro interessi, autorizza l’accordo e ne dispone la comunicazione all’Ufficiale di stato civile. La normativa non indica un termine entro cui il Pubblico Ministero deve rilasciare il nulla osta ovvero l’autorizzazione. Generalmente il Pubblico Ministero provvede entro 10/15 giorni lavorativi dalla data di  trasmissione dell’accordo da parte degli avvocati.

Separazione dei coniugi: effetti dell'accordo di negoziazione assistita.

L’accordo, trasmesso all’ufficiale di stato civile competente, produce gli stessi effetti del provvedimento giudiziale che dispone la separazione. Con la trasmissione dell’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita quindi, i coniugi sono separati a tutti gli effetti di legge.

Separazione consensuale dei coniugi: Tribunale o negoziazione assistita?

La scelta di separarsi in Tribunale o con la procedura di negoziazione assistita dipende molto dal caso specifico. Vi sono infatti situazioni concrete che possono condurre a ritenere preferibile una modalità ovvero l’altra.

Come sopra esposto, nella procedura di separazione consensuale dei coniugi con la  negoziazione assistita, le parti vengono accompagnate dai rispettivi difensori nello svolgimento di una serie di fasi (dalla stipula della iniziale convenzione, alla stesura del vero e proprio accordo di separazione) che hanno lo scopo di agevolare, soprattutto grazie al ruolo svolto dai legali, il raggiungimento di un accordo. L’assistenza e quindi la presenza obbligatoria di almeno due legali, uno per ciascuna parte, fa sì che i coniugi si sentano più rappresentati e dunque liberi di manifestare ogni eventuale perplessità. 

Inoltre, il fatto che i coniugi non devono presentarsi in Tribunale (se non ove emergano problemi nel rilascio della autorizzazione del P.M.), rende questa modalità particolarmente gradita soprattutto a chi si trovi spesso fuori sede (ad es. per ragioni di lavoro) e possa avere difficoltà a programmare la propria presenza in aula (con il rischio di innescare una serie di rinvii d’udienze).

E’ bene sapere poi che, la separazione consensuale dei coniugi con negoziazione assistita è assoggettata ad una disciplina fiscale particolarmente favorevole per i coniugi. Anzitutto, a differenza della separazione consensuale in Tribunale, non è dovuto il versamento di alcun contributo unificato. Inoltre gli atti, anche di trasferimento patrimoniale ( es. trasferimento della quota di proprietà dell’immobile di uno dei coniugi in favore dell’altro), in esecuzione dell’accordo di separazione concluso a seguito di convenzione di negoziazione assistita, sono esenti da imposta di registro e di bollo o di qualsiasi altra tasse se, dall’accordo emerge che le disposizioni patrimoniali in esso contenute sono funzionali e indispensabili per la risoluzione della crisi coniugale (fonte, Risoluzione Agenzia delle Entrate 16 luglio 2015 n. 65/E).

Nella separazione consensuale dei coniugi in Tribunale invece, le parti possono essere assistite anche da un unico difensore e l’accordo raggiunto, per diventare efficace va confermato in udienza.
Questa modalità può quindi risultare preferibile quando i coniugi hanno sin dall’inizio idee chiare sul contenuto degli accordi da formalizzare, non essendo quindi necessaria una “negoziazione” appunto. 

Inoltre in questo caso, avvalersi di un unico difensore potrebbe garantire un risparmio economico, anche se è dovuto il versamento del contributo unificato.
Di contro, la necessità di comparire in udienza potrebbe comportare il rischio di un allungamento dei tempi per esigenze non solo delle parti, ma anche dell’Ufficio (ad es. rinvii o sospensioni dell’attività giudiziaria).

Gli avvocati di mioppongo.it si occupano anche di diritto di famiglia. Se hai deciso di separarti, divorziare, modificare le condizioni di separazione o divorzio, oppure ancora porre fine ad un’unione civile, puoi contattarci.  Gli avvocati di mioppongo.it, con la loro esperienza pluriennale in materia e un approccio personalizzato, basato sull’ascolto attivo delle specifiche esigenze dei coniugi, potranno indicarti la soluzione più adeguata al Tuo caso.

    CONTATTACI

    Compila il form sottostante descrivendo il tuo problema o quesito. Il nostro team ti risponderà entro 3 giorni lavorativi fornendoti la soluzione più opportuna. Il servizio è gratuito e senza impegno.

    La tua privacy è la nostra priorità. I tuoi dati verranno comunicati esclusivamente al legale che ti fornirà la consulenza richiesta.

    Proseguendo dichiari di aver letto e accettato l'informativa sulla privacy e i termini e condizioni del servizio