12 Febbraio 2024

Il divorzio breve: cos’è e come funziona

L’istituto del divorzio breve, da qualche tempo introdotto anche nel nostro ordinamento, consente ai coniugi di divorziare in tempi ridotti e attraverso un procedimento agile e veloce, la negoziazione assistita. Di seguito analizziamo quando si può optare per il divorzio con negoziazione assistita e qual è l’iter da seguire.

Il divorzio consensuale dei coniugi con negoziazione assistita.

Introdotto in Italia con la legge 55/2015, il divorzio breve rientra nella più ampia fattispecie del divorzio consensuale, dato che il suo fondamento è l’esistenza di un accordo tra i coniugi relativo allo scioglimento (o cessazione degli effetti civili) del matrimonio. 

Viene detto “breve” perché, di norma, si conclude in tempi molto più ristretti rispetto a quelli necessari per il divorzio tradizionale.

Il procedimento più veloce per divorziare consensualmente è quello della negoziazione assistita (introdotta dall’art. 6 del d.l. n. 132/2014), che evita la presentazione delle parti davanti al giudice.

Si tratta di uno strumento alternativo alla causa in Tribunale che viene adottato per definire bonariamente ogni tipo di vertenza, come ad esempio recuperare una somma di denaro dal proprio debitore (sul punto leggi, Come recuperare un credito con la negoziazione assistita), nonchè per il divorzio consensuale dei coniugi.

Affinchè si possa accedere  a tale procedimento di divorzio breve, come per il tradizionale divorzio consensuale, occorre l’esistenza di una corrispondenza d’intenti tra i coniugi, che concordano sullo scioglimento (o cessazione degli effetti civili) del vincolo matrimoniale. 

Con l’iter di negoziazione assistita inoltre, il divorzio si perfeziona senza ricorrere al procedimento in Tribunale perché le modalità della separazione vengono definite dagli stessi coniugi in sede stragiudiziale, con l’intervento dei relativi legali.

E’ proprio la presenza degli avvocati che assistono ciascuna delle due parti infatti, una delle condizioni preliminari essenziali per procedere secondo le disposizioni previste per il divorzio breve.

A salvaguardia dei singoli interessi dei conugi infatti, non è consentito che la procedura si svolga con l’intervento di un professionista unico per entrambi i coniugi.

E’ importante inoltre precisare che la disciplina del divorzio breve sebbene contempli una notevole  riduzione dei tempi di divorzio, non incide sugli aspetti patrimoniali della vita dei coniugi dopo lo scioglimento del matrimonio.

Nonostante la riforma in materia, sono rimasti identici i presupposti e le finalità dell’assegno divorzile, del regime sulla pensione di reversibilità e sulle quote di trattamento di fine rapporto, spettanti al coniuge richiedente.

Di recente, anche la riforma della giustizia civile, attuata con il d.lgs. 149/2022 (Riforma Cartabia) si è occupata di ridefinire alcuni tratti del procedimento di divorzio con negoziazione assistita, nello specifico introducendo nuovi contenuti e nuove, più agili modalità di svolgimento della procedura.

Il divorzio breve con negoziazione assistita consente ai coniugi di divorziare in tempi veloci senza andare in Tribunale, ma con l'assistenza dei rispettivi avvocati.

Divorzio con negoziazione assistita: il procedimento.

Il coniuge separato che intende accedere alla procedura di divorzio consensuale con negoziazione assistita dovrà, in primo luogo, rivolgersi al suo avvocato di fiducia, incaricandolo di svolgere la procedura che condurrà al definitivo scioglimento (o cessazione degli effetti civili) del legame matrimoniale.

Una volta ricevuto l’incarico, l’avvocato dovrà redigere ed inviare una lettera all’altro coniuge, con l’invito a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. Trattasi di un documento con cui entrambi i coniugi, assistiti da un proprio avvocato, si impegnano a cooperare con lealtà e buona fede, per raggiungere una soluzione consensuale di divorzio.

Entro 30 giorni dal ricevimento della lettera del legale, il coniuge deve comunicare se intende aderire all’invito o rifiutarlo e può anche decidere di non rispondere: in questo caso, poiché la mancata risposta equivale al rifiuto, al coniuge interessato non rimarrà che avviare un procedimento di divorzio giudiziale.

Se l’invito viene accolto, le parti – con la necessaria assistenza dei rispettivi legali – danno inizio alla procedura di divorzio con negoziazione assistita.

Come sopra detto, con la stipula della convenzione di negoziazione assistita.
Tale documento, oltre a indicare le modalità e i tempi della negoziazione, prevede l’obbligo, in capo a entrambe le parti, di svolgere la trattativa entro il tempo prestabilito (un mese, termine prorogabile solo una volta) e deve esplicitamente contenere anche l’impegno a condurre le trattative che porteranno al divorzio con buona fede e lealtà.

Queste regole prefissate non sono dettagli ma, anzi, hanno una motivazione di tutto rilievo perché mirano a evitare che uno dei coniugi assuma pretesti per “perdere tempo”, mentre lo scopo della procedura di divorzio breve è, appunto, quello di raggiungere il prima possibile un’intesa conveniente e valida per entrambi.

Successivamente alla firma della convenzione, sulla falsariga delle volontà espresse dai coniugi, le parti si incontrano per definire i contenuti dell’accordo di divorzio.

Durante gli incontri, per esempio, verrà determinato l’ammontare dell’assegno da corrispondere alla parte economicamente più debole o, in alternativa, potrà essere prevista una liquidazione una tantum. Inoltre, se vi sono figli, verranno stabilite le regole relative all’affidamento, ai tempi di permanenza e alla frequentazione di essi da parte dei genitori, ma anche l’eventuale spettanza e l’ammontare dell’assegno di mantenimento.

Una volta definito il contenuto dell’accordo, gli avvocati redigeranno per iscritto il documento definitivo e lo sottoporranno ai coniugi per l’approvazione e la firma.

Sul punto è bene precisare che se le condizioni concordate vengono accettate e sottoscritte, in qualsiasi momento è sempre possibile chiedere che siano modificate o revocate. Ciò può avvenire avviando una nuova procedura di negoziazione assistita, oppure attraverso il ricorso in Tribunale. Su tale ultimo punto, potrebbe essere interessante la lettera di “La separazione e il divorzio consensuale dopo la Riforma Cartabia

Quando si perfeziona il divorzio con negoziazione assistita?

Se i coniugi decidono di procedere con il divorzio con negoziazione assistita, quando possono essere definiti  “ex coniugi”?

Per rispondere a tale domanda occorre far riferimento all’attività di legalizzazione dell’accordo.

Entro e non oltre 10 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo, gli avvocati che hanno assistito i coniugi devono depositare l’accordo firmato con i relativi documenti allegati  al Pubblico Ministero competente.

Questo passaggio assume particolare importanza in presenza di figli minori, perché il PM svolgerà un controllo sugli accordi presi dalle parti, verificando che tali accordi rispettino l’interesse della prole.

Se la Procura approva il contenuto del documento, rilascerà un nulla osta e gli avvocati potranno trasmettere l’accordo al Comune in cui è stato celebrato il matrimonio perché ne venga effettuata la trascrizione mediante annotazione nel relativo registro.

La trascrizione in Comune dell’accordo di divorzio con negoziazione assistita rappresenta l’esito finale della procedura e ha lo stesso valore di una sentenza di divorzio emessa dal Tribunale.

I vantaggi del divorzio con negoziazione assistita.

La scelta di divorziare attraverso al procedura di negoziazione assistita, dipende molto dal caso specifico. Tale procedura permette sicuramente di sciogliere (o cessare gli effetti civili) del vincolo matrimoniale  in tempi ridotti, rispetto a quelli previsti dalla procedura tradizionale in Tribunale, anche consensuale. Come sopra esposto, l’intero iter si svolge e si conclude nell’arco di poche settimane: da uno a tre mesi, secondo la legge ma, nella pratica, succede che l’accordo venga raggiunto mediamente in un mese e mezzo. Inoltre, per definire le condizioni del divorzio, le parti non hanno bisogno di adire il giudice e ciò contribuisce ad abbreviare i tempi: l’udienza in Tribunale infatti, risente delle lungaggini burocratiche e organizzative e si svolge, di norma, a distanza di mesi rispetto al momento in cui il ricorso viene depositato. Occorre poi rilevare che nella negoziazione assistita ciascuno dei coniugi è sempre affiancato dal suo difensore che non solo lo rappresenta, ma assume anche un ruolo determinante nello svolgimento di tutta l’attività relativa alle diverse fasi del procedimento, agevolando il raggiungimento di un accordo. Infine ricordiamo che il divorzio consensuale con negoziazione assistita, al pari della separazione consensuale con negoziazione assistita, è assoggettata a una disciplina fiscale molto favorevole per i coniugi: per esempio, diversamente dal procedimento in Tribunale, non è previsto il pagamento del contributo unificato oppure, ancora, gli atti di trasferimento patrimoniale (come le quote di proprietà immobiliari), da un coniuge all’altro, sono esenti da imposta di bollo e di registro. Gli avvocati di miOPPONGO.it si occupano anche di diritto di famiglia. Se stai valutando di separarti, divorziare oppure modificare le condizioni di separazione o di divorzio già avvenuto, puoi contattarci. Gli avvocati, con la loro esperienza pluriennale in materia e un approccio personalizzato, basato sull’ascolto attivo delle specifiche esigenze, potranno indicarTi la soluzione più adeguata al Tuo caso.

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