20 Gennaio 2024

Il regime patrimoniale dei coniugi

Il matrimonio rappresenta non solo il coronamento di un rapporto sentimentale, ma anche la creazione di un vincolo dalla natura giuridica. Tuttavia, spesso i futuri sposi si rivelano indecisi sul regime patrimoniale da scegliere, e sulle eventuali possibilità di una sua futura modifica. Di seguito, analizziamo insieme le diverse tipologie di regime patrimoniale presenti nel nostro ordinamento giuridico.

Quali sono i regimi patrimoniali dei coniugi.

L’unione affettiva di due persone mediante il vincolo del matrimonio, determina una serie di diritti e di doveri tra i coniugi, tali da disciplinare non soltanto l’aspetto personale ma anche quello patrimoniale degli stessi. 

Il patrimonio delle mogli e dei mariti può essere regolamentato sia in via legale che convenzionale.

Nel primo caso, l’articolo 177 del Codice Civile stabilisce che il regime patrimoniale vigente all’interno dell’ordinamento italiano è la comunione legale dei beni. L’alternativa é rappresentata dalla separazione legale dei beni.

Nel secondo caso invece, con la regolamentazione convenzionale, i coniugi possono decidere di regolamentare appunto, la titolarità dei propri beni secondo un autonomo accordo che esuli dallo schema tipico, tanto della comunione quanto della separazione dei beni stessi. Si tratta di una convenzione (la cosiddetta  convenzione matrimoniale), che deve essere stipulata per atto pubblico e, dunque, annotata debitamente in calce all’atto di matrimonio.

Sussistono, tuttavia, dei limiti legali in ordine alla possibilità di regolamentare in completa autonomia le proprie sostanze in costanza di matrimonio. Tali limiti vengono individuati dall’articolo 166 bis del Codice Civile, a norma del quale viene posto un netto divieto alla costituzione dei beni come dote. Ulteriori limiti sono individuati nell’ordinaria previsione legislativa ai sensi dell’articolo 177 del Codice Civile, in considerazione del quale rimangono esclusi dalla comunione legale e da qualsiasi altra convenzione i beni considerati strettamente personali dei coniugi.

Un particolare tipo di convenzione è quello denominato fondo patrimoniale, all’interno del quale possono confluire soltanto beni immobili, beni mobili registrati e titoli di credito. Queste tipologie di beni sono state individuate tra le uniche, infatti, a poter far fronte ai bisogni della famiglia laddove i coniugi prendano la decisione di destinarli alle necessità familiari in maniera del tutto esclusiva.

Il fondo patrimoniale ha, dunque, uno scopo ben preciso in relazione al quale viene apposto un vincolo di destinazione a tutti quei beni selezionati per far fronte alle eventuali esigenze familiari. La proprietà dei suddetti beni può essere attribuita ad entrambi i coniugi oppure rimanere in capo ad uno soltanto. Il vantaggio del fondo patrimoniale è quello di non poter essere aggredito dalla generalità dei creditori, potendo rappresentare una garanzia soltanto per quelli che possano vantare un credito connesso alle esigenze familiari (sul punto leggi, Il fondo patrimoniale: cos’è e come funziona).

Separazione dei beni.

La separazione dei beni rappresenta uno dei diversi regimi patrimoniali che i coniugi possono scegliere sia il giorno della celebrazione del matrimonio, che successivamente, davanti ad un pubblico ufficiale come il notaio. La decisione in tal senso, solitamente, viene presa dagli sposi proprio durante la celebrazione del matrimonio stesso.

Alla separazione dei beni i coniugi possono accedere, oltre che per volontà, anche per legge, secondo quanto previsto dagli istituti della dichiarazione di assenza, della dichiarazione di fallimento, nonché a seguito di separazione personale, consensuale o giudiziale. In tutti questi casi, infatti, l’eventuale comunione legale subisce uno scioglimento che opera di diritto.

É importante non confondere la separazione dei beni coniugali con la separazione personale dei coniugi che, diversamente dalla prima, mira a regolare gli aspetti patrimoniali degli stessi soltanto in considerazione di una fase transitoria per definizione, poiché tesa a raggiungere eventualmente lo scioglimento del vincolo matrimoniale tramite l’istituto del divorzio. Tuttavia, alla separazione personale, segue anche quella patrimoniale nella forma dello scioglimento dell’eventuale comunione legale dei beni.

Per separazione legale dei beni si intende il mantenimento della titolarità esclusiva degli stessi in capo al coniuge che li abbia acquistati, secondo quanto previsto a norma dell’articolo 215 del Codice Civile.

In questo modo, la proprietà delle cose comprate successivamente alla celebrazione del matrimonio non viene condivisa con l’altro coniuge, così come accade, invece, nel caso in cui gli sposi optino per la comunione legale dei beni. Con il regime di separazione dei beni, i coniugi distribuiscono le loro ricchezze facendo fronte alle comuni necessità della vita pur mantenendo una certa autonomia patrimoniale mediante il riconoscimento della titolarità esclusiva dei beni acquistati da ciascuno di loro. Giova infatti ricordare che, ogni coniuge, é tenuto a contribuire al mantenimento della famiglia secondo le rispettive personali capacità.

Comunione dei beni.

La comunione legale dei beni rappresenta la scelta automatica per i coniugi che non dichiarino di optare per un regime patrimoniale diverso. Il regime legale della comunione dei beni comporta la contitolaritá in capo ad entrambi i coniugi, di quanto acquistato anche da uno soltanto di essi.

A norma dell’articolo 177 del Codice Civile, la comunione legale ha ad oggetto tutti quei beni entrati a far parte del patrimonio dei coniugi in maniera congiunta oppure individuale. Inoltre, rientrano nella comunione anche le aziende costituite dopo il matrimonio e gestite dai coniugi stessi. Qualora l’azienda fosse costituita prima del matrimonio medesimo, entrerebbero comunque a far parte del patrimonio comune i suoi utili ed incrementi.

Tuttavia non tutti i beni facenti capo ai coniugi rientrano nel regime di comunione legale.

Sono esclusi dalla comunione legale i cosiddetti beni strettamente personali dei coniugi.

Inoltre, vengono considerate estranee al patrimonio comune anche quelle cose appartenenti agli sposi prima ancora del matrimonio. 

E’escluso dalla comunione legale, anche quanto ricevuto per effetto di successioni ereditarie o di donazioni , così come rimangono titolari individuali i coniugi destinatari di somme di risarcimento del danno, nonché degli importi pensionistici e dei beni utilizzati per l’esercizio della professione.

Circa i beni personali preme tuttavia precisare quanto segue.

Tali beni possono formare oggetto di scambio da parte dei coniugi, ma ciò che ne deriva deve essere appositamente dichiarato dal coniuge per evitare che il nuovo oggetto cada, a sua volta, nella comunione legale.
Infatti, al momento dell’acquisto di un bene, il regime della comunione legale opera in automatico.

La comunione legale si trasforma nella cosiddetta comunione de residuo nel caso in cui la stessa sia soggetta a scioglimento. Secondo la comunione de residuo, non cadono automaticamente in comunione, ma solo se non sono sttai consumati al momento dello scioglimento:

  •  i frutti derivanti da quanto appartiene singolarmente ai coniugi;
  • i proventi e gli incrementi delle attività separate o gestite da uno dei due;
  • i depositi di denaro su conto corrente;
  • i beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi, cioè dell’azienda costituita dopo il matrimonio;
  • gli utili e gli incrementi dell’impresa costituita da uno dei coniugi anche prima del matrimonio.

Una delle domande che spesso viene posta agli avvocati di mioppongo.it, riguarda le modalità di amministrazione dei beni in regime di comunione legale.

Analizziamole di seguito.

I beni che cadono nella comunione legale possono essere amministrati da entrambi gli sposi.

Tuttavia, mentre gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti anche singolarmente e in completa autonomia da parte di un solo coniuge, gli atti di straordinaria amministrazione richiedono l’intervento e la gestione di entrambi.

Infatti, ciascuno di loro potrà eventualmente agire, con l’assistenza di un avvocato, per l’annullamento di un atto compiuto senza la propria necessaria adesione.

Facciamo un esempio.

Qualora il coniuge venda un bene immobile facente parte della comunione legale, senza l’autorizzazione e il consenso dell’altro, è possibile tutelarsi ottenendo l’annullamento della vendita, ovvero il pagamento dell’equivalente a favore della comunione dei beni. Il tutto nel rispetto di termini rigorsi e ristretti.

Laddove poi dovessero sorgere contrasti circa il compimento o meno di un atto di straordinaria amminsirazione, i coniugi, sempre assistiti da un avvocato, possono rivoglersi al Giudice e chiedere la relativa autorizzazione.

La comunione dei beni, una volta scelta quale regime patrimoniale dei coniugi, può essere successivamente sciolta?”

Anche questa è una delle domande che spesso viene posta agli avvocati di mioppongo.it.

La risposta a tale domanda è SI!

Lo scioglimento della comunione legale dei beni, può avvenire per volontà dei coniugi, mediante atto pubblico davanti ad un notaio, oppure a seguito del verificarsi di determinati eventi che, in forza di legge, ne determinano lo scioglimento.

Tra le cause di scioglimento della comunione legale dei beni fra coniugi rientrano:

  • la morte di uno dei coniugi;
  • la dichiarazione di fallimento di uno dei coniugi;
  • l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio stesso, comprensiva della fase di separazione consensuale o giudiziale che, allo stesso modo, pone fine alla comunione dei beni.

Pro e contro della separazione/comunione dei beni.

La scelta riguardante l’adozione di un regime patrimoniale invece di un altro é soggettiva. 

Adottare il regime patrimoniale della comunione dei beni consente, indubbiamente, di condividere la titolarità degli stessi manifestando una ovvia compenetrazione di affetti ed interessi. La legge, infatti, determina a monte le uniche eccezioni, così come sopra descritte, in relazione ai beni strettamente personali. Mantenere la contitolaritá dei beni significa non poter prendere decisioni in assoluta autonomia, in particolare per quanto riguarda il compimento di atti di straordinaria amministrazione.

Tuttavia, é sempre possibile escludere un coniuge dall’acquisto della proprietà di un bene semplicemente facendolo intervenire e chiedendo che lo stesso apponga sul relativo atto di acquisto una dichiarazione di volontà dalla quale si evinca la titolarità esclusiva del bene stesso in capo ad un solo coniuge.

Diversamente, optare per la separazione dei beni consente agli sposi di gestire le proprie risorse economiche senza dover attendere l’adesione dell’altro. Inoltre, separare i propri beni da quelli dell’altro coniuge permette di proteggere al meglio gli interessi derivanti da attività aziendali, in particolar modo ponendo gli stessi al riparo da aggressioni creditorie per quanto possibile.

Infatti, con la separazione dei beni, i potenziali creditori del marito o della moglie non possono attaccare il patrimonio dell’altro, a differenza dei debiti contratti in caso di comunione, laddove, qualora il patrimonio comune risulti insufficiente, entrambi potrebbero risponderne fino a concorrenza della metà delle proprie sostanze personali. Inoltre, verrebbe aggredito l’intero bene oggetto di eventuale pignoramento poiché nella comunione legale dei coniugi non esistono quote.

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