11 Dicembre 2022

Il divorzio giudiziale dei coniugi

Una volta ottenuta la separazione, il passo successivo per la coppia che non si sia ricostituita, è il divorzio, il quale pone fine in modo definitivo al matrimonio e consente di dirimere molte questioni rimaste in sospeso. Se i coniugi non sono d'accordo sulle condizioni di divorzio è possibile rivolgersi al Giudice che decide per loro. Vediamo come fare.

Divorzio giudiziale: di cosa si tratta e quali sono i presupposti.

Il divorzio contenzioso è una procedura che si svolge innanzi al Giudice e pone fine in modo definitivo al matrimonio, sia stato esso celebrato con rito civile e quindi si avrà lo scioglimento o con rito concordatario e si avrà la cessazione degli effetti civili.

Esso si pone in posizione antitetica rispetto al divorzio congiunto, che si ha in presenza di un accordo dei coniugi manifestato in un unico ricorso e che segue le forme del rito camerale, in entrambi i casi il divorzio è chiesto in presenza di una serie di requisiti previsti dall’art. 3 Legge Divorzio.

Nella maggior parte dei casi, esso viene chiesto quando siano trascorsi i termini richiesti ovvero 6 mesi dal verbale dell’udienza presidenziale in caso di consensuale, dalla firma dell’accordo di negoziazione assistita in caso di consensuale dall’avvocato, dall’accordo davanti all’Ufficiale di Stato Civile in caso di consensuale in Comune.

Deve invece trascorrere 1 anno in caso di separazione giudiziale.

E’ sempre data la possibilità di ottenere il divorzio quando è accertato che la comunione materiale e spirituale non possa essere ricostituita, motivo per cui non può un solo coniuge imporre unilateralmente il vincolo del matrimonio all’altro.

Come funziona il divorzio giudiziale?

L’art. 4 Legge Divorzio sancisce: “1. La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone al tribunale [del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio. Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale della Repubblica. La domanda congiunta può essere proposta al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’uno o dell’altro coniuge.

2. La domanda si propone con ricorso, che deve contenere l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la domanda di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso è fondata.

3. Del ricorso il cancelliere dà comunicazione all’ufficiale dello stato civile del luogo dove il matrimonio fu trascritto per l’annotazione in calce all’atto.

4. Nel ricorso deve essere indicata l’esistenza di figli di entrambi i coniugi.

5. Il presidente del tribunale, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve avvenire entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Il presidente nomina un curatore speciale quando il convenuto è malato di mente o legalmente incapace.

Al decreto di fissazione udienza che viene inviato al PM per il visto, segue la memoria difensiva del resistente, successivamente c’è udienza di comparizione delle parti innanzi al Presidente del Tribunale.

All’udienza il Presidente ha l’obbligo di tentare la conciliazione delle parti.

Se essa non riesce, li ascolta ampiamente sui fatti di causa e sulla base delle allegazioni delle parti prende con ordinanza i provvedimenti opportuni e urgenti riguardanti i coniugi e la prole, nomina giudice istruttore se stesso e fissa udienza di comparizione e trattazione davanti a sé.

I coniugi devono comparire personalmente davanti al presidente con l’assistenza del difensore.

All’udienza di comparizione e trattazione ex art. 183 c.p.c. il procedimento segue il rito ordinario per cui si avranno, se richieste, le tre memorie istruttorie con scadenza 30 giorni le prime due e 20 giorni l’ultima.

Ai sensi dell’ art. 190 c.p.c. possono essere richiesti o rinunciati gli atti conclusivi del giudizio (comparsa conclusionale e memoria di replica) con scadenze rispettivamente di 60 giorni e 20 giorni, cui seguirà la sentenza del giudice.

E’ possibile che separazione e divorzio siano pronunciati con sentenza parziale, cui segue ordinanza che rimette la causa sul ruolo per le domande accessorie non relative allo status in genere quando la situazione è complessa ed è necessario provvedere sullo status.

Quali sono gli effetti del divorzio giudiziale?

Con il divorzio si riacquista lo stato libero, si interrompono i doveri coniugali e la moglie perde il diritto di utilizzare il cognome del marito.

Una delle questioni più importanti risolte dal procedimento divorzile è quella dell’affidamento dei figli minori che può essere condiviso, esclusivo o nei casi più gravi super esclusivo, nonché del loro mantenimento o del mantenimento dei figli maggiorenni ma non economicamente autosufficienti.

Il collocamento dei figli potrà poi essere prevalente, alternato o invariato.

Altra questione è quella dell’assegnazione della casa coniugale, assegnata quasi sempre al genitore presso il quale i figli sono collocati.

Nell’ambito del divorzio giudiziale, si decide anche circa l’assegno divorzile periodico che uno dei due coniugi è tenuto a versare in favore dell’altro.  L’entità di tale assegno viene calcolata in proporzione alle sostanze e ai redditi dei coniugi, tenendo conto della durata del matrimonio e del contributo personale ed economico da loro dato alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di entrambi (sul punto leggi, Cosa succede all’assegno divorzile in caso di eredità ricevuta?).

L’assegno di mantenimento invece, è uno di quei provvedimenti su istanza di parte, pertanto se la parte non lo chiede, il Giudice non può disporlo d’ufficio.

Quali documenti servono per il divorzio giudiziale?

Per poter avviare la procedura di divorzio giudiziale occorrono una serie di documenti. Tra questi vi sono:

  1. Atto integrale di matrimonio;
  2. Modulo ISTAT;
  3. Stato di famiglia;
  4. Certificato di residenza;
  5. Copia del verbale di separazione nel caso di separazione consensuale dei coniugi, copia della sentenza nel caso di separazione giudiziale dei coniugi, certificato degli accordi raggiunti in caso di procedura innanzi all’Ufficiale di Stato civile;
  6. Dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni.

Quanto dura una causa di divorzio giudiziale?

Non è possibile stabilire a priori la durata di un divorzio giudiziale tra i coniugi. I tempi della causa infatti, dipendono dal grado di conflittualità dei coniugi e dalla durata del processo davanti al Giudice, quindi dal carico di lavoro del Tribunale competente.

Quanto costa una causa di divorzio giudiziale?

Anche i costi del divorzio giudiziale tra i coniugi, cosi come i tempi, variano in base al grado di conflittualità dei coniugi. Oltre al compenso dell’avvocato, di cui occorre farsi sempre rilasciare sempre un preventivo scritto prima del conferimento dell’incarico a farsi assistere,  occorre versare anche un contributo unificato di Euro 98,00.

 

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