13 Aprile 2022

Il datore di lavoro può modificare l’orario di lavoro senza il consenso del lavoratore?

Nel contratto di lavoro il datore di lavoro è tenuto ad indicare l’orario di lavoro assegnato al lavoratore ed a garantirlo per la durata del rapporto di lavoro. Ma il datore di lavoro può modificare l’orario di lavoro senza il consenso del lavoratore? Vediamolo insieme.

Definizione e durata dell'orario di lavoro

L’orario di lavoro rappresenta la distribuzione della prestazione lavorativa in un determinato arco temporale e deve essere indicato puntualmente all’interno del contratto di assunzione. L’orario di lavoro considerato “normale” è fissato in 40 ore settimanali, calcolate su 7 giorni, salvo diversa previsione del contratto collettivi applicato al rapporto di lavoro. L’orario di lavoro distribuito su 40 ore è denominato full-time. Per far fronte ad esigenze aziendali il datore di lavoro può concordare con il lavoratore un orario settimanale inferiore, in tal caso si parlerà di part-time.

Modifiche all'orario di lavoro

È possibile modificare unilateralmente l’orario di lavoro? Ossia, il datore di lavoro può convertire unilateralmente il contratto di lavoro da full-time a part-time?
La risposta è negativa. Definita la durata della prestazione lavorativa e la sua collocazione, essa non può essere successivamente modificata unilateralmente dal datore di lavoro, nemmeno per legittime esigenze organizzative e produttive: l’eventuale modifica unilaterale è illegittima e priva di effetto, in quanto per essere valida la modifica dell’orario deve essere pattuita tra le parti per iscritto. Il datore di lavoro, infatti, detiene unicamente il potere di distribuire l’orario di lavoro (ossia stabilire i turni) a seconda delle proprie esigenze tecnico, organizzative e produttive, tenuto sempre conto dei limiti legali e/o contrattuali, ma non potrà in alcun modo trasformare unilateralmente un rapporto di lavoro da full time in part time.
Inoltre, il datore di lavoro è tenuto a garantire l’orario di lavoro pattuito nel contratto, diversamente esso risulterà inadempiente nei confronti del lavoratore.

Ad esempio, qualora il contratto preveda un full-time il datore di lavoro non potrà costringere il lavoratore a lavorare meno ore in mancanza di un accordo in tal senso. Diversamente il lavoratore avrà diritto a percepire le differenze retributive calcolate nella differenza tra quanto il lavoratore ha percepito e quanto il lavoratore avrebbe dovuto percepire qualora avesse lavorato per il tempo pattuito nel contratto di assunzione.

Seppure rappresenti un filone giurisprudenziale minoritario, è bene considerare che alcuni giudici riconoscono una particolare importanza anche al c.d. “comportamento concludente”, ossia alla disponibilità di fatto del lavoratore di lavorare meno ore senza contestare alcunché, in quanto ciò verrebbe considerata ad un’accettazione tacita della diminuzione dell’orario di lavoro. Pertanto, per evitare qualsivoglia decadenza, modifiche unilaterali da parte del datore di lavoro dell’orario devono essere immediatamente contestate per iscritto dal lavoratore per non incorrere in un’accettazione tacita per comportamento concludente.

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