4 Gennaio 2022

Licenziamento per giusta causa

Il licenziamento per giusta causa rappresenta la massima sanzione disciplinare che il datore di lavoro può adottare nei confronti del proprio dipendente. Vediamo insieme quali sono i profili di legittimità e come comportarsi nel caso in cui il provvedimento adottato sia illegittimo.

Il licenziamento per giusta causa

Il licenziamento per giusta causa rappresenta il provvedimento disciplinare più grave che possa adottare un datore di lavoro di fronte ad una violazione compiuta da parte del proprio dipendente. Più precisamente, il licenziamento per giusta causa può essere intimato qualora il lavoratore ponga in essere violazioni ad obblighi generici di obbedienza, diligenza e fedeltà oppure ad obblighi specifici individuati nei contratti collettivi o nel singolo contratto individuale. La condotta del lavoratore, per poter essere posta alla base di un licenziamento per giusta causa, dovrà essere di tale gravità da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro. Da ciò si giustifica l’effetto immediato del licenziamento per giusta causa senza obbligo del preavviso.

Procedimento disciplinare

Come per ogni provvedimento disciplinare anche il licenziamento per giusta causa deve seguire una procedura disciplinare, per essere valido ed efficace, prevista all’art. 7 della L. 300/70 (c.d. Statuto dei lavoratori).

LA CONTESTAZIONE. Nel momento in cui il datore di lavoro viene a conoscenza di una condotta disciplinarmente rilevante deve contestare per iscritto l’addebito al proprio dipendente dando termine allo stesso di almeno cinque giorni per formulare le proprie difese. La contestazione scritta è un presupposto necessario per la validità del provvedimento disciplinare che verrà adottato, fatto salvo per il rimprovero verbale.
La contestazione al dipendente deve essere:

  • Tempestiva: la contestazione deve avvenire entro breve tempo rispetto a quando è emersa la condotta rilevante. La giurisprudenza ritiene che sia rispettato il principio dell’immediatezza anche laddove intercorra tra la condotta e l’addebito un intervallo di tempo qualora giustificato da accertamenti complessi.
  • Specifica: la contestazione deve riportare il fatto o i fatti imputati al dipendente in maniera specifica e circoscritta. È illegittima una contestazione generica.
  • Immutabile: la condotta posta alla base della contestazione rimane invariata, non può essere modificata successivamente. Vi deve essere corrispondenza tra il fatto contestato e il fatto posto alla base della sanzione disciplinare.

LE GIUSTIFICAZIONI. Una volta ricevuto il provvedimento displicare il lavoratore ha tempo cinque giorni per proporre le proprie difese. I CCNL possono prevedere che il termine per proporre le proprie difese sia superiore.

Qualora il lavoratore ne faccia espressa richiesta, il datore di lavoro è tenuto a sentire oralmente il proprio dipendente assistito da un rappresentante sindacale.

IL PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE. Contestato l’addebito e scaduto il termine per proporre le difese, il datore di lavoro può procedere con l’adozione del provvedimento disciplinare. Per tali ragioni, qualora la condotta posta in essere dal lavoratore sia stata talmente grave da ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario posto alla base del rapporto contrattuale e le giustificazioni siano state ritenute insufficienti o inadeguate, il datore di lavoro potrà procedere con il licenziamento per giusta causa. La gravità dell’addebito legittima il recesso con effetto immediato, ossia senza l’obbligo del preavviso da parte del datore di lavoro.
L’adozione della sanzione disciplinare (in questo caso del licenziamento per giusta causa) deve essere tempestiva, ossia deve avvenire entro un congruo lasso di tempo dallo scadere del termine per le giustificazioni. I contratti collettivi spesso individuano un termine entro cui il datore di lavoro deve adottare il provvedimento disciplinare.
Il licenziamento per giusta causa deve essere comunicato per iscritto.

Il licenziamento per giusta causa deve avvenire entro un congruo lasso di tempo dallo scadere del termine per le giustificazioni.

La contestazione del licenziamento per giusta causa

Qualora il lavoratore ritenga che il licenziamento intimato per giusta causa sia illegittimo dovrà impugnarlo per iscritto entro sessanta giorni dalla comunicazione dello stesso, a pena di decadenza. Avvenuta l’impugnazione, qualora non intervenga una conciliazione stragiudiziale, il lavoratore sarà tenuto a depositare il ricorso avanti al tribunale competente entro 180 giorni dall’impugnazione. L’onere della prova ricade sul datore di lavoro: a quest’ultimo, infatti, spetta l’onere di dimostrare l’esercizio legittimo del potere disciplinare e la correttezza formale del procedimento disciplinare. Il lavoratore dovrà solamente dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro al tempo dei fatti. Le conseguenze di un illegittimo licenziamento sono previste dalla normativa di riferimento, e variano sia in relazione al tipo di violazione che alle dimensioni dell’azienda.

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