6 Gennaio 2022

Licenziamento durante il periodo di prova

Durante il periodo di prova vige il principio secondo il quale le parti possono recedere dal contratto senza obbligo di preavviso o di indennità. Ma non sempre il recesso datoriale è legittimo. Vediamo insieme cos’è il patto di prova e quando il licenziamento intimato durante il periodo di prova è legittimo.

Definizione patto di prova

Il patto di prova rappresenta un accordo col quale entrambe le parti decidono di subordinare l’instaurazione definitiva di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato allo svolgimento di un periodo di prova, durante il quale le parti valuteranno la convenienza reciproca del rapporto di lavoro: da una parte il datore di lavoro valuterà la prestazione resa dal lavoratore nonché il suo comportamento complessivo, dall’altra il lavoratore valuterà sia l’ambiente lavorativo che le mansioni a lui assegnate. Durante il periodo di prova ciascuna delle parti può recedere liberamente dal contratto senza obbligo di preavviso o di indennità, salvo sia previsto un termine minimo per l’espletamento della prova. In tal caso il datore di lavoro è tenuto a permettere al lavoratore di svolgere il periodo di prova sino al termine stabilito. La durata del patto di prova è stabilita dai contratti collettivi e non può superare i tre mesi in caso di impiegati senza funzioni direttive e 6 mesi per tutti gli altri lavoratori.

Forma scritta e mansioni indicate nel patto di prova

Il patto di prova deve risultare da atto scritto a pena di nullità. Pertanto, in caso di assenza della forma scritta, il contratto di lavoro si considera a tempo indeterminato sin dall’origine. Il patto di prova deve contenere le mansioni sulle quali il lavoratore verrà testato. Le mansioni possono desumersi anche dal rinvio alla declaratoria del contratto collettivo di riferimento purché definisca in maniera precisa le mansioni comprese nella qualifica e nel livello assegnati al lavoratore.

Al termine del patto di prova: assunzione definitiva o risoluzione del rapporto

Concluso il periodo di prova, qualora non sia intervenuto il recesso, l’assunzione si ritiene definitiva e il servizio prestato si computa nell’anzianità di servizio del prestatore. Non è necessaria alcuna formalità per la conferma definitiva del rapporto di lavoro. Diversamente, qualora il datore di lavoro non ritenga superata la prova potrà comminare il licenziamento per mancato superamento della prova, senza riconoscere il preavviso o la relativa indennità. Ciò potrà avvenire anche prima che sia trascorso tutto il periodo di prova, salvo sia indicato nel contratto un termine di durata minimo della prova. In ugual modo il lavoratore che ritiene di non voler proseguire il rapporto di lavoro potrà recedere dal contratto senza dover giustificare la propria scelta e senza dover lavorare il preavviso.

Quando un licenziamento intervenuto durante il periodo di prova è illegittimo

Nonostante la normativa di riferimento conceda al datore di lavoro la possibilità di licenziare il dipendente in prova senza la necessità di motivare la propria scelta è bene precisare che non sempre il licenziamento è considerato legittimo.

In primo luogo, il recesso datoriale non deve essere arbitrario ma deve essere collegato al mancato superamento della prova. Deve pertanto essere fondato sulla verifica della capacità professionale del lavoratore e sul comportamento complessivo tenuto dal lavoratore durante il periodo di prova.

In secondo luogo, il recesso datoriale non deve essere volto ad eludere norme imperative e neppure essere fondato su un motivo illecito determinante.

Si riportano alcuni esempi di licenziamento illegittimo intimato durante il periodo di prova:

  • Mancata prova sulle mansioni indicate nel patto di prova: il lavoratore non è stato testato sulle mansioni per le quali era stato previsto il patto di prova;
  • Periodo di prova insufficiente: il lavoratore, seppur assegnato alle mansioni per le quali assunto, non è stato provato per un periodo sufficiente a permettere un’idonea valutazione delle sue capacità;
  • Licenziamento intimato per motivi differenti dal mancato superamento della prova: ad es. motivi discriminatori, motivi illeciti;
  • Licenziamento intimato senza la previsione scritta del patto di prova;
  • Licenziamento intimato prima del termine minimo di durata.

L'impugnativa del licenziamento

Qualora il lavoratore ritenga che il licenziamento intimato sia illegittimo dovrà impugnarlo per iscritto entro sessanta giorni dalla comunicazione dello stesso, a pena di decadenza.
Avvenuta l’impugnazione, qualora non intervenga una conciliazione stragiudiziale, il lavoratore sarà tenuto a depositare il ricorso avanti al tribunale competente entro 180 giorni dall’impugnazione.
Spetta al lavoratore dimostrare che il licenziamento si fonda su un motivo illecito o che i tempi o le modalità di svolgimento della prova non sono stati adeguati o che la prova è stata positivamente superata.
Le conseguenze di un illegittimo licenziamento in prova sono alternativamente:

  • il diritto a concludere il restante periodo di prova fino alla scadenza;
  • il diritto ad ottenere il risarcimento del danno commisurato alle retribuzioni mancanti sino al termine del periodo di prova.

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