18 Ottobre 2022

Il licenziamento in malattia

Il lavoratore malato viene tutelato dalla legge sia sotto il profilo della conservazione del posto di lavoro che del mantenimento della retribuzione. Quando un dipendente assente per malattia può essere licenziato? Quali sono i suoi diritti? Vediamolo insieme.

La malattia. Cos'è e come funziona

La malattia rappresenta il periodo durante il quale il lavoratore si trova impossibilitato totalmente o parzialmente a prestare la propria attività lavorativa.
Il lavoratore malato viene tutelato dalla legge sia sotto il profilo della conservazione del posto di lavoro che del mantenimento della retribuzione.
Durante la malattia, infatti, il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto di lavoro, ma ciò finché non supera il c.d. “periodo di comporto” ossia il periodo massimo durante il quale viene mantenuto il diritto alla conservazione del posto di lavoro.
Inoltre, durante il periodo di malattia il lavoratore continuerà a percepire il proprio stipendio, corrisposto dal datore di lavoro o dall’INPS a seconda delle giornate di assenza e delle previsioni del CCNL applicato.

Quando il licenziamento durante la malattia è legittimo

In linea generale un lavoratore assente per malattia non può essere licenziato, proprio in ossequio al principio secondo il quale il lavoratore in malattia conserva il diritto al posto di lavoro e pertanto a rientrare in azienda al termine della malattia.
Esistono però delle eccezioni che rendono il licenziamento, intimato nelle more del periodo di malattia, legittimo.

Licenziamento per superamento del comporto

Come anticipato il lavoratore ha diritto al mantenimento del posto di lavoro per un periodo di tempo, stabilito dalla contrattazione collettiva, denominato appunto “periodo di comporto”, superato il quale il lavoratore si espone alla possibilità di essere licenziato. In pratica, qualora il lavoratore durante l’anno effettui periodi di malattia che, anche sommati tra loro, superino il tetto massimo previsto dal CCNL applicato al rapporto di lavoro, potrà essere licenziato in maniera legittima dal proprio datore di lavoro. Non è infatti necessario che vi siano altre ragioni, economiche o disciplinari, poste alla base del licenziamento se non il mero “superamento del periodo di comporto”. La legge determina la durata del comporto per gli impiegati in:
  • 3 mesi, per coloro che hanno un’anzianità di servizio inferiore ai dieci anni;
  • 6 mesi, per coloro che hanno un’anzianità di servizio superiore ai dieci anni.
Per gli operai la durata del periodo di comporto è stabilita dal CCNL applicato.

Licenziamento per motivi disciplinari

Il lavoratore può essere licenziato, anche durante la malattia, per motivi disciplinari. Ciò è stato stabilito al fine di evitare che un lavoratore, ricevuta la contestazione disciplinare, si metta in malattia per evitare il possibile provvedimento disciplinare del licenziamento. Pertanto, qualora il lavoratore commetta gravi violazioni del contratto di lavoro o della legge, sia che ciò avvenga prima della fruizione del periodo di malattia che durante lo stesso, il datore di lavoro può procedere col licenziamento del dipendente (per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo a seconda della gravità dell’addebito) instaurando il dovuto procedimento disciplinare.

Licenziamento per crisi o riorganizzazione aziendale

Il lavoratore in malattia può essere licenziato anche per motivi economici ossia attinenti ad esigenze aziendali ed alla sua riorganizzazione, sempre considerando l’obbligo di repechage imposto al datore che gli impone di valutare eventuali reimpieghi del lavoratore, anche in altre mansioni compatibili o settori, che possano evitare il licenziamento.

Licenziamento per impossibilità sopravvenuta della prestazione

Qualora il lavoratore, nelle more della malattia, divenga definitivamente inidoneo a svolgere le proprie mansioni potrà essere licenziato. Ciò, però, sempre considerando l’obbligo di repechage imposto al datore di lavoro che dovrà valutare se in azienda vi siano posizioni aperte che permetterebbero al lavoratore di rientrare impiegato in mansioni differenti e compatibili col suo nuovo stato di salute.
In mancanza il datore di lavoro potrà procedere col licenziamento del lavoratore seppure in malattia.

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