29 Marzo 2022

Diritti della lavoratrice in gravidanza con contratto a termine

In tema di maternità, le lavoratrici assunte con contratto a tempo determinato godono dei medesimi diritti delle lavoratrici assunte con contratto a tempo indeterminato. Vediamo insieme quali sono i diritti della gestante e quando il comportamento del datore di lavoro può essere considerato discriminatorio.

La maternità nei contratti a termine

La lavoratrice assunta con contratto a termine gode degli stessi diritti della lavoratrice assunta con contratto a tempo indeterminato. Ha diritto, infatti, a godere dell’astensione dal lavoro obbligatoria, c.d. congedo di maternità, ed a percepire l’indennità di maternità.

CONGEDO DI MATERNITÀ

Il congedo di maternità rappresenta un’astensione obbligatoria dal lavoro che viene riconosciuto alla lavoratrice in gravidanza della durata di cinque mesi. Solitamente il congedo di maternità si instaura due mesi prima della data presunta del parto e nei successivi tre mesi dal parto, ma può essere distribuito in maniera differente, a scelta della lavoratrice, che può decidere di lavorare anche fino al nono mese, qualora lo stato di salute lo permetta, ed usufruire di tutti i cinque mesi successivamente al parto. Al congedo di maternità obbligatorio di cinque mesi ne si affianca uno facoltativo, di sei mesi, o del diverso lasso temporale prescritto dal contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro.

INDENNITÀ DI MATERNITÀ

L’indennità di maternità rappresenta un contributo INPS, anticipato dal datore di lavoro, che viene erogato durante il periodo di congedo per maternità, pari all’80% dell’ultima retribuzione. Qualora la lavoratrice madre decida di usufruire del congedo facoltativo l’importo dell’indennità di maternità si riduce al 30% dell’ultima retribuzione. Il tutto fatto salvo la previsione dei contratti collettivi applicati al rapporto di lavoro, in quanto alcuni di essi prevedono l’estensione fino al 100% della retribuzione.

Scadenza o risoluzione anticipata del contratto

Qualora, nelle more del congedo di maternità, il contratto a termine si risolva o giunga alla naturale scadenza, l’indennità di maternità verrà comunque erogata dall’INPS sino al termine del periodo di congedo. La differenza risiede nel fatto che terminato il rapporto di lavoro sarà direttamente l’INPS e non più il datore di lavoro ad erogare l’indennità di maternità alla lavoratrice.
Al termine del periodo di congedo, qualora la lavoratrice abbia precedentemente maturato il diritto alla NASPI, la lavoratrice potrà percepire la relativa indennità di disoccupazione.

Mancato rinnovo del contratto a termine scaduto in gravidanza

Non esiste una normativa che imponga al datore di lavoro di rinnovare un contratto di lavoro a tempo determinato neppure qualora la lavoratrice sia in stato di gravidanza o neo-mamma.

Ciò non toglie che la neo-mamma abbia la possibilità di contestare al datore di lavoro un comportamento discriminatorio laddove il datore di lavoro, che non ha rinnovato il contratto a termine alla lavoratrice in gravidanza, abbia invece rinnovato contratti a termine a personale impiegato nella stessa posizione della lavoratrice.

Sul punto è bene citare la massima della Suprema Corte di Cassazione (la n. 5476/21 del 26.02.2021) la quale ha stabilito che il mancato rinnovo del contratto a termine alla lavoratrice in stato di gravidanza può considerarsi discriminatorio laddove vi sia un trattamento “ingiustificato” di meno favore della donna in gravidanza rispetto ai colleghi in posizioni lavorative analoghe. La Suprema Corte richiama nella propria decisione la direttiva Europea 2006/54/Ce art. 19 la quale prevede che il datore di lavoro debba dimostrare, anche mediante l’uso delle presunzioni, di aver basato la decisione adottata nei confronti della lavoratrice in gravidanza (o della neo-mamma) sui medesimi parametri che avrebbe utilizzato con qualsiasi altro lavoratore impiegato nella medesima posizione.

In pratica l’onere della prova circa la mancanza di discriminazione nella scelta di non rinnovare il contratto a termine ricadrà sul datore di lavoro. La lavoratrice in gravidanza, o la neo-mamma, dovrà solo allegare il proprio stato di gravidanza / maternità e contestare la discriminazione indicando quali altri lavoratori hanno invece ottenuto il rinnovo.

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