10 Maggio 2024

La cancellazione dell’usufrutto

Vediamo tutto quello che c'è da sapere sul diritto di usufrutto, come funziona, le cause che ne determinano l'estinzione, la rinuncia, quali sono i comportamenti illegittimi dell'usufruttuario e la prescrizione.

Cos’è l’usufrutto

Disciplinato dagli articoli 978 a 1020 del codice civile, l’usufrutto è un diritto reale riconosciuto al soggetto che potrà così godere di un bene di cui non è l’effettivo proprietario.
A titolo di esempio si consideri il caso di un figlio, reale proprietario di un’abitazione della quale ne concede alla madre l’usufrutto. Quest’ultima avrà la possibilità di utilizzare appieno l’immobile, quindi di abitarci e di affittarlo per riscuotere i canoni. Di contro, il figlio, titolare della nuda proprietà, tornerà nel completo possesso del bene una volta concluso il termine dell’usufrutto.

Alla luce di quanto spiegato si comprende bene che una delle caratteristiche principali dell’usufrutto è la durata prestabilita, per cui i diritti di godimento spiegheranno effetti entro un arco temporale predeterminato.
In secondo luogo l’usufrutto implica il divieto di modifica della destinazione. In buona sostanza un immobile a uso residenziale non potrà essere adibito ad attività commerciale.
Per quanto riguarda il termine è bene far presente che questo potrà essere stabilito fra le parti. La sola limitazione è rappresentata dalla durata della vita dell’usufruttuario.

Bisogna inoltre precisare che l’usufrutto non potrà essere ceduto ai discendenti, ma si estingue alla morte di chi ne possiede il diritto.
Nell’ipotesi in cui all’interno del contratto non venga precisata una durata, l’usufrutto rimane per tutta la vita dell’usufruttuario, se persona fisica. Nel caso in cui si tratti di una persona giuridica avrà una durata di 30 anni.
Oggetto dell’usufrutto non sono soltanto immobili, ma anche beni mobili, titoli di credito, aziende, azioni, prodotti dell’ingegno, nonché beni inconsumabili e consumabili. In quest’ultimo caso l’usufruttuario sarà tenuto a restituire un bene di uguale valore al nudo proprietario una volta concluso il contratto.
Oltre all’accordo sottoscritto fra le due parti, si può accedere all’usufrutto anche per usucapione o testamento.

Esiste pure l’usufrutto legale, disciplinato dall’articolo 324 del codice civile, il quale impone che i genitori hanno in comune l’usufrutto dei beni dei figli, fino al compimento della maggiore età oppure all’emancipazione. I frutti, di conseguenza, sono destinati al mantenimento, all’istruzione e all’educazione della prole.

Da segnalare, infine, l’usufrutto con diritto di accrescimento, che coinvolge solo i due coniugi: al decesso oppure al momento della rinuncia di uno dei due, il diritto verrà trasferito all’altra parte.

Cause di estinzione dell'usufrutto

L’usufrutto può estinguersi per differenti ragioni, le prime delle quali, come già anticipato, sono la morte dell’usufruttuario, nonché il decorso dei trent’anni in caso di persona giuridica.
Naturalmente l’usufrutto cessa una volta scaduto il termine stabilito nell’accordo fra le parti, così come per l’avvenuto perimento del bene. Il diritto viene meno anche per prescrizione, ovvero per il mancato utilizzo ventennale oppure per consolidazione. Quest’ultima ricorre quando in capo a una sola persona si riuniscono le qualifiche di usufruttuario e dominus.

Diversa poi è l’ipotesi dell’usufrutto legale dei genitori sui beni dei figli, la cui cessazione potrà essere la diretta conseguenza di provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Un caso a parte è l’abuso del diritto dell’usufruttuario, ex articolo 1051 del codice civile. Secondo consolidata giurisprudenza, affinché possa determinarsi l’estinzione, occorre porre in essere un’attività che determina l’inosservanza degli obblighi, ad esempio un utilizzo improprio e persistente del bene, tale da diminuirne in maniera apprezzabile il valore. In base all’entità dell’inadempienza il giudice potrà ammonire l’usufruttuario, stabilire il versamento di una cauzione oppure disporre che il bene sia posto sotto amministrazione a tutela degli interessi del nudo proprietario.

Per ciò che riguarda i diritti personali di godimento che l’usufruttuario ha fatto generare sul bene, in linea di massima, questi vengono meno all’estinzione dell’usufrutto.

La rinuncia all'usufrutto

La decadenza del diritto di usufrutto, che deve essere totale, può ricorrere con la rinuncia da parte del beneficiario. In buona sostanza il titolare del diritto di usufrutto ha la facoltà di rinunciare in qualsiasi momento. L’estinzione ha come diretto effetto quello di ristabilire la piena titolarità del diritto in capo al nudo proprietario.

Ma in quale modo si può esercitare la rinuncia all’usufrutto? In linea generale bisogna far presente che tutti i contratti volti a costituire, modificare o trasferire il diritto di usufrutto sui beni immobili richiedono la forma scritta, quindi devono farsi per atto pubblico o scrittura privata, a pena di nullità. Questo vuol dire che bisogna rivolgersi al notaio, affinché possa essere perfezionata anche la trascrizione nei registri immobiliari.

La rinuncia che non viene trascritta rimane comunque valida fra le parti, ma priva di effetto nei confronti dei terzi, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di opponibilità. I terzi, infatti, potrebbero continuare validamente a considerare usufruttuario il rinunciante.
Ci sono poi gli aspetti fiscali e tributari che sono strettamente legati alla rinuncia dell’usufrutto. A tal riguardo occorre distinguere l’ipotesi della rinuncia a titolo oneroso da quella a titolo gratuito.

Nel primo caso l’atto di rinuncia comporta il pagamento di una tassa fissa. Diversamente, quando la rinuncia è a titolo gratuito la giurisprudenza tributaria è concorde nell’assimilare questo istituto alla donazione, per cui il regime di tassazione sarà proporzionale e non più fisso.
La rinuncia non deve essere confusa con la cancellazione dell’usufrutto a seguito della morte dell’usufruttuario, per la quale è necessario richiedere una voltura catastale, procedura indispensabile per ottenere la cessazione del vincolo contrattuale.

La cancellazione dell'usufrutto di una persona ancora in vita non è possibile con la voltura catastale ma soltanto mediante un atto notarile.

Comportamenti illegittimi dell'usufruttuario

In capo all’usufruttuario gravano tutta una serie di obblighi, ovvero:

  • restituire la cosa al termine dell’usufrutto,
  • fare a sue spese l’inventario dei beni previo avviso al proprietario (ex articolo 1002 del codice civile)
  • sostenere gli oneri per la custodia.

Ha inoltre la facoltà di effettuare le riparazioni in caso di rifiuto da parte del proprietario.
Il nudo proprietario potrà revocare l’usufrutto qualora l’usufruttuario deteriora, trasferisca e lascia andare in rovina l’immobile per mancanza di manutenzione ordinaria, nonché nelle ipotesi di modifica della destinazione originaria.
In aggiunta a queste ipotesi, l’abuso di potere che spetta all’usufruttuario, così come la negligenza dei doveri di custodia, la gestione e la manutenzione possono comportare l’estinzione del diritto. Affinché tali abusi possano essere considerati validi motivi di cessazione devono essere reiterati o comunque comportare un danno considerevole e difficilmente riparabile da parte del proprietario.

Grava su quest’ultimo l’onere di provare che le condizioni per l’estinzione sussistevano già all’atto della presentazione della domanda. Di contro l’usufruttuario può cercare di provare che queste preesistevano nel momento in cui è avvenuta la costituzione dell’usufrutto.

Quando il giudice accerta che gli abusi siano particolarmente gravi potrà non solo dichiarare l’estinzione dell’usufrutto, ma disporre il risarcimento dei danni attraverso il ripristino delle condizioni originali del bene.
In circostanze di minore gravità, invece, il magistrato potrà sempre optare per non disporre l’estinzione dell’usufrutto, ma per l’adozione di misure cautelari al fine di proteggere in modo preventivo i diritti del nudo proprietario.
Le misure possono prevedere, ad esempio, l’obbligo per l’usufruttuario di prestare una garanzia, concedere in locazione il bene a vantaggio del proprietario oppure la gestione dell’immobile da parte di un terzo e a spesa dell’usufruttuario. Solitamente, specie quando viene violato il divieto di locazione a terzi previsto nell’atto costitutivo, sarà inoltre assegnato il possesso dell’immobile al nudo proprietario.

Prescrizione dell’usufrutto

C’è un altro caso in cui l’usufrutto cessa di esistere, cioè ad avvenuta prescrizione. Sul punto l’articolo 1014 del codice civile disciplina l’istituto, prevedendo il mancato uso dell’usufrutto per 20 anni. Questa norma stabilisce che il diritto reale si estingue qualora l’usufruttuario non esercitasse i poteri che il diritto stesso gli conferisce per tale periodo di tempo.

Come ampiamente spiegato il diritto dell’usufruttuario consiste nella facoltà di godere, quindi di usare il bene, così da far propri i frutti naturali o civili, come il canone di locazione, ma senza modificare la destinazione economica dell’oggetto del diritto. Non usare il bene significa non trarne alcun godimento.
Ecco alcuni esempi: nell’ipotesi di usufrutto del fondo agricolo, il mancato uso consiste nella non coltivazione del terreno e percezione dei frutti. Il non uso di un immobile urbano potrebbe essere la mancata occupazione della casa. Il proprietario potrà dimostrare il mancato utilizzo del bene anche a mezzo di testimoni oppure con dichiarazioni scritte dell’usufruttuario.

Il mancato esercizio dell’usufrutto può dipendere da differenti circostanze, come ad esempio dalla volontà dell’usufruttuario. Esso, infatti, potrebbe decidere in modo consapevole di non usare i diritti connessi all’usufrutto.
A volte, tuttavia, possono presentarsi fattori esterni: il nudo proprietario oppure un terzo impediscono all’usufruttuario di poter prendere il pieno possesso del bene o comunque di esercitarne i diritti.

Non bisogna poi dimenticare le cause indipendenti dalla volontà dell’usufruttuario, cioè ulteriori motivi non direttamente imputabili all’avente diritto ma che ostacolano comunque l’esercizio dell’usufrutto.

Esiste un modo per interrompere il decorso della prescrizione ventennale? La risposta è affermativa, in quanto basta solo che l’usufruttuario ponga in essere dei comportamenti che dimostrano l’intenzione concreta di esercitare i diritti dell’usufrutto.
A titolo di esempio si pensi all’invio di una lettera con la quale l’usufruttuario informa di voler ottenere il pagamento di un corrispettivo per l’occupazione. Il caso è stato peraltro già esaminato dal Tribunale di Monza con la sentenza del 28 settembre 2006.

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