19 Novembre 2021

La successione legittima: cos’è e come funziona

Quando il defunto non lascia testamento, la sua eredità si devolve per legge (c.d. successione legittima). In questo articolo spieghiamo cos'è la successione legittima, a chi e come si devolve l’eredità in assenza di testamento.

Cos'è la successione legittima.

La morte di una persona comporta il trasferimento del suo patrimonio in capo agli eredi. Il nostro ordinamento prevede n. 3 modalità di trasferimento e dunque n. 3 tipi di successione:

  1. la successione testamentaria;
  2. la successione necessaria;
  3. la successione legittima.

Analizziamole brevemente.

La successione testamentaria è quella regolata dalla volontà del de cuius mediante le disposizioni scritte nel testamento, e cioè quell’atto con cui ciascuno può disporre dei suoi beni, o parte di essi, per il tempo in cui avrà cessato di vivere (sul punto, leggi Il testamento: come e perchè farlo).

Poi c’è la successione necessaria che è volta a tutelare alcuni membri della famiglia (c.d. eredi legittimari: figli, coniuge e, quando non vi sono figli, genitori), i quali nel nostro ordinamento non possono non ricevere una data quota del patrimonio fissata per legge. E ciò, anche contro l’eventuale diversa volontà del de cuius, che non può disporre diversamente nel testamento, pena l’inefficacia delle disposizioni lesive della c.d. quota di legittima (o “riserva”).

Infine, vi è la successione legittima (o “ab intestato”) cioè quella disposta dalla legge, in favore dei parenti più prossimi al defunto. Tale successione si apre quando mancano le disposizioni testamentarie, oppure quando esse non contemplano tutti i beni e, quindi, alcuni di essi risultano non attribuiti.

Pertanto, quando alla morte del de cuius si apre la successione legittima, interviene la legge a indicare come i beni del defunto devono essere assegnati e distribuiti, fissando sia l’ordine in cui coniuge e parenti vengono chiamati a succedere, sia le quote in cui essi succedono, soprattutto nelle ipotesi di concorso.

Prima di analizzare a chi e come si devolve l’eredità del defunto in caso di successione legittima, è bene chiarire alcuni concetti che sono alla base della successione in discorso.

Successione legittima e gradi di parentela.

Per stabilire l’assegnazione dei beni del defunto in assenza di testamento, la legge stabilisce criteri che si basano sostanzialmente sull’ intensità del vincolo che unisce i vari parenti al defunto: per cui quelli che gli erano più prossimi (presumibilmente i più cari), escludono i più lontani.

Ma chi sono i parenti e come si calcola il grado di parentela che li lega al de cuius?

La parentela è il vincolo che unisce i soggetti che discendono da una stessa persona (o stipite, art. 74 c.c.). Per determinare l’intensità del vincolo di parentela occorre considerare le linee e i gradi : la parentela è

  • in linea retta tra le persone di cui l’una discende dall’altra (padre e figlio, nonno e nipote) ed
  • in linea collaterale tra quelle che, pur avendo uno stipite comune, non discendono l’una dall’altra (fratelli e sorelle, zio e nipote).

Per quanto riguarda i gradi di parentela, nella linea retta si contano tanti gradi quante sono le generazioni, escluso lo stipite.

Facciamo un esempio.

Padre e figlio sono parenti di primo grado, mentre nonno e nipote sono parenti di secondo grado.

Nella linea collaterale invece, così come disposto dall’art. 76 c.c., i gradi si calcolano prendendo in considerazione le generazioni, ma risalendo da un parente fino al capostipite comune e da questo discendendo sino all’altro parente. Escludendo sempre dal conteggio lo stipite comune.

Pertanto, in parole semplici:

  • i fratelli sono parenti di secondo grado, perché da un fratello si risale al padre per discendere all’altro fratello, dunque tre gradi, che diventano due tolto lo stipite comune;
  • zio e nipote sono parenti di terzo grado, perché da un fratello si risale al padre per discendere all’altro fratello e poi al nipote, dunque quattro gradi, che diventano tre tolto lo stipite comune.

Successione legittima: a chi si devolve l'eredità.

L’art. 565 c.c. dispone testualmente che: “Nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole stabilite nel presente titolo”.

Dunque, la legge individua n. 5 categorie di soggetti che possono diventare eredi in assenza di testamento, i c.d. successibili:

  1. il coniuge;
  2. i figli;
  3. i genitori (in mancanza di figli);
  4. i collaterali;
  5. e gli altri parenti sino al sesto grado.

Si evidenzia che le prime n. 3 categorie sono rappresentate da soggetti che rivestono anche il ruolo di legittimari nell’ambito della successione necessaria, e che sono chiamati a succedere al de cuius solo i parenti e non gli affini (l’affinità è il vincolo che sorge tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge, art. 78 c.c.).

Da ultimo, e dunque solo in assenza sia di testamento che di parenti entro il sesto grado, al defunto succederà lo Stato Italiano.

Successione legittima: come si devolve l'eredità.

Vediamo ora come si devolve l’eredità nell’ambito della successione legittima, analizzando in che ordine coniuge e parenti vengono chiamati a subentrare al de cuius e quali sono le quote loro spettanti.

ORDINE: i primi chiamati all’eredità senza testamento sono i figli, che succedono al padre ed alla madre in parti uguali (art. 566 c.c.).

Se con i figli concorre il coniuge, il patrimonio del defunto sarà così suddiviso:

  • CONIUGE + 1 FIGLIO = 1/2 al CONIUGE + 1/2 al FIGLIO;
  • CONIUGE + PIU’ FIGLI = 1/3 al CONIUGE + 2/3 ai FIGLI.

 

Nella successione legittima, coniuge e figli escludono dall’eredità tutti gli altri parenti.

Se non ci sono figli, il patrimonio sarà suddiviso tra coniuge, genitori e fratelli/sorelle del defunto (art. 582 c.c.). Le quote spettanti a ciascun erede saranno in tal caso le seguenti:

  • CONIUGE + FRATELLI/SORELLE o GENITORI= 2/3 al CONIUGE + 1/3 a FRATELLI/SORELLE o GENITORI;
  • CONIUGE + FRATELLI/SORELLE + GENITORI = 2/3 al CONIUGE + MINIMO ¼ ai GENITORI + il residuo ai FRATELLI/SORELLE.

In mancanza di figli, genitori e fratelli/sorelle, al coniuge andrà tutta l’eredità.

Si precisa che il coniuge separato ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato. Tuttavia, nel caso in cui gli sia stata addebitata la separazione, avrà diritto solo ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto.

Se mancano coniuge e figli (che sono i primi chiamati all’eredità senza testamento), subentrano in ordine gli altri parenti e dunque:

  • SOLO GENITORI = tra loro in parti uguali;
  • SOLO FRATELLI/SORELLE = tra loro in parti uguali;
  • GENITORI + FRATELLI/SORELLE = 1/2 ai GENITORI + il residuo ai FRATELLI/SORELLE;
  • SOLO NONNI = 1/2 ai NONNI MATERNI e 1/2 ai NONNI PATERNI;
  • SOLO BISNONNI o ALTRI ASCENDENTI = tutto al più prossimo.

In mancanza di figli, genitori, altri ascendenti, fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti più prossimi, sino al sesto grado.

Da ultimo, in mancanza di altri successibili, l’eredità è devoluta allo Stato così come disposto dall’ art. 586 c.c.

La successione legittima per gli uniti civilmente e i conviventi.

La legge n. 76 del 2016, nel disciplinare i rapporti tra gli uniti civilmente e i conviventi (sul punto leggi, Il contratto di convivenza) si è espressa anche in relazione ai rapporti successori tra gli stessi.

In ambito successorio, le unioni civili sono equiparate al matrimonio e pertanto al soggetto superstite spetta la stessa quota riconosciuta al coniuge.

Tale regola non opera invece per i conviventi. Per essi infatti, non è prevista una disciplina ad hoc, ragion per cui è fondamentale la redazione di un testamento, anche olografo (sul punto leggi, Come scrivere un testamento olografo) al fine di tutelare il convivente che rimarrà in vita.

Conclusioni.

La materia successoria è molto delicata e complessa, ragion per cui consigliamo di rivolgersi ad un avvocato specializzato nel settore.

La figura professionale di un legale infatti, è fondamentale sia prima che dopo la morte di una persona.

Prima della morte, l’avvocato può aiutarTi a riflettere bene sulla Tua situazione familiare e affettiva, per decidere se sia opportuno o meno procedere con la redazione di un testamento.  

Dopo la morte invece, l’avvocato assiste gli eredi del defunto negli adempimenti successivi al decesso e nel risolvere eventuali liti tra gli stessi.

Gli avvocati di miOPPONGO.it, con la loro esperienza pluriennale in materia, possono aiutarTi tanto nella fase relativa all’impostazione della volontà testamentaria, quanto nella gestione stragiudiziale e giudiziale di controversie di natura successoria, che possono sorgere tra gli eredi.

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