29 Giugno 2021

Dichiarazione di successione: cos’è e come si fa

Vediamo insieme cos’è la dichiarazione di successione, chi è obbligato a presentarla, come si fa e quali documenti servono.

Cos'è la dichiarazione di successione?

La dichiarazione di successione è un documento che deve essere presentato all’Agenzia delle Entrate per comunicare l’entità del patrimonio del defunto e il passaggio di proprietà o altro diritto dal defunto agli eredi, così da consentire l’applicazione delle relative imposte.

Entro quanto tempo si deve presentare la dichiarazione di successione?

La suddetta dichiarazione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, e cioè dalla data della morte. Se viene presentata in ritardo si incorre in sanzioni amministrative.

Chi deve presentare la dichiarazione di successione?

Sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione:

  • gli eredi, i chiamati all’eredità e i legatari o i loro rappresentanti legali;
  • gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta;
  • gli amministratori dell’eredità;
  • i curatori delle eredità giacenti;
  • gli esecutori testamentari;
  • i trustee.
L’obbligo di presentare la dichiarazione di successione grava anche su chi non ha ancora accettato l’eredità, e quindi si trova nella semplice posizione di chiamato all’eredità.

La presentazione della dichiarazione di successione non costituisce accettazione dell’eredità.

Come si fa la dichiarazione di successione?

La dichiarazione di successione deve essere compilata e inviata all’Agenzia delle Entrate con uno specifico software, utilizzando il modello telematico “Dichiarazione di successione domanda di volture catastali”.

Sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate è anche disponibile il software per la compilazione, il calcolo e il pagamento telematico delle imposte dovute, nonché per l’invio e la stampa del modello. Tuttavia, per la compilazione e la trasmissione della dichiarazione è comunque sempre opportuno farsi assistere da un notaio o da un intermediario abilitato, come ad esempio un avvocato o un commercialista.

Nella dichiarazione di successione devono essere indicati i dati anagrafici del defunto, degli eredi e dei legatari, specificando il rapporto di parentela con il de cuius.

Inoltre, deve essere riportata la descrizione dettagliata di tutti i beni e diritti soggetti all’imposta con il relativo valore. Devono dunque essere indicati i beni immobili che erano di proprietà del defunto, le aziende, le partecipazioni in società di qualsiasi genere, i conti correnti bancari e tutti gli investimenti finanziari, con la sola eccezione dei titoli di Stato o equiparati.

Per quanto riguarda i conti correnti bancari e gli investimenti finanziari è necessario chiedere alle banche o agli intermediari finanziari con cui il defunto intratteneva rapporti, di comunicare per iscritto la situazione al momento della morte, specificando il saldo dei conti, il valore dei titoli o dei fondi di investimento.

I conti correnti, i titoli e i rapporti cointestati si considerano ripartiti in quote uguali tra loro, salvo prova contraria. Quindi in caso di cointestazione tra il defunto e un altro soggetto, il valore da indicare è pari alla metà.

Per evitare comportamenti elusivi, la legge prevede che nel saldo di conti correnti bancari non si tenga conto degli addebiti da assegni presentati al pagamento nei tre giorni precedenti la data della morte. Quindi si possono prendere in considerazione solo gli assegni presentati per il pagamento almeno 4 giorni prima della morte, indipendentemente  dalla data di emissione.

Si considerano sempre compresi nell’attivo ereditario denaro, gioielli e mobili per un importo pari al 10% dell’asse ereditario, a meno che non risulti un importo inferiore dall’inventario analitico redatto a norma di legge (da un notaio o da un cancelliere del tribunale):

Se sono presenti beni immobili, devono essere altresì indicati gli estremi del pagamento dell’imposta ipotecaria, catastale, di bollo e delle tasse ipotecarie.

Infine, nella dichiarazione di successione devono essere indicate anche la passività deducibili, specificando i documenti che le dimostrano (“Eredità, Testamento e Donazioni” di Paolo Tonalini).

Quali documenti bisogna presentare per la dichiarazione di successione?

Per la presentazione della dichiarazione di successione sono necessari i seguenti documenti:

  • certificato di morte in carta libera per uso dichiarazione di successione;
  • autocertificazione sullo stato di famiglia storico;
  • fotocopia di un documento di identità in corso di validità di tutti gli eredi;
  • fotocopia della tessera sanitaria del de cuius e di tutti gli eredi;
  • atti di provenienza delle proprietà immobiliari intestate al deceduto e/o cointestate con altri soggetti;
  • atti di donazione che il defunto ha stipulato in vita in favore di uno o più eredi;
  • documenti tecnici sugli immobili intestati al deceduto (ad esempio, planimetrie catastali, mappale, copie accatastamenti, eventuali variazioni successive);
  • 2 copie autentiche della pubblicazione dell’eventuale testamento;
  • copia autentica del verbale di eventuale rinuncia all’eredità;
  • fattura dell’avvenuto pagamento delle spese funebri e delle spese mediche;
  • dichiarazione bancaria / postale di sussistenza e consistenza di mutui ipotecari, conti correnti, libretti, investimenti finanziari, gestioni patrimoniali, fondi comuni di investimento, azioni, obbligazioni, certificati di deposito bancari;
  • attestato con eventuali ratei di invalidità civile maturati e non riscossi dal defunto;
  • dichiarazione del datore di lavoro con indicate le indennità maturate dal lavoratore dipendente (es. mensilità, 13ma, 14ma, TFR, ferie, ecc.);
  • dichiarazione societaria di titolarità di quote e valorizzazione delle stesse (sottoscritta dal commercialista);
  • verbale di apertura delle cassette di sicurezza, redatto da un funzionario dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio oppure da un pubblico ufficiale.

Quali sono le imposte di successione da versare?

Una volta presentata la dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate provvederà a quantificare l’imposta di successione che non deve essere pagata immediatamente, ma solo quando verrà liquidata dal suddetto Ente con un avviso notificato ai contribuenti.

Il pagamento dell’imposta di successione deve avvenire entro 60 giorni dalla richiesta.

Tutti gli eredi sono responsabili in solido per il pagamento dell’intera imposta dovuta da essi e dai legatari, mentre questi ultimi rispondono solo della quota di loro competenza.

Inoltre, sono previste delle franchigie così ripartite:

  1. il coniuge superstite ed i figli del de cuius sono esonerati dal pagamento della tassa di successione fino ad un milione di Euro dichiarati e costituenti il patrimonio. Oltre  tale somma, si applica per l’importo in eccesso un’aliquota pari al 4%;
  2. per i germani/e (cioè per i fratelli e sorelle) invece, la franchigia copre importi fino a 100.000,00 Euro. Le somme in eccesso saranno sottoposte ad una tassazione con aliquota al 6%;
  3. per i parenti fino al quarto grado l’aliquota è al 6%;
  4. per gli altri soggetti l’aliquota arriverà all’8%.

Se nell’eredità sono ricompresi beni immobili, gli eredi sono tenuti a versare le imposte ipotecarie e catastali, salvo uno o più eredi possano avvantaggiarsi dei benefici della prima casa. In questa ipotesi infatti, verranno versate le due imposte in misura fissa e non nella misura del 1% e del 2%. Infine dovranno essere versate le tasse ipotecarie e i tributi necessari per eventuali trascrizioni nei Registri immobiliari.

Quando non occorre presentare la dichiarazione di successione?

Ai sensi dell’articolo 28 comma 5^ del Testo Unico sono esonerati dall’obbligo di presentare la dichiarazione i chiamati all’eredità e i legatari nei seguenti casi:

  1. se hanno rinunciato all’eredità o al legato prima che sia scaduto il termine di presentazione della dichiarazione;
  2. quando hanno chiesto di nominare un curatore per amministrare l’eredità non trovandosi nel possesso dei beni ereditari.

In entrambi i casi, devono aver spedito con raccomandata a/r la copia della dichiarazione di rinuncia o dell’istanza di nomina del curatore all’Agenzia delle Entrate.

Inoltre, non c’è l’obbligo di presentare la dichiarazione se si verificano entrambe le seguenti condizioni:

  1. l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto (figli, discendenti o genitori) e
  2. l’attivo ereditario ha un valore non superiore a 100.000,00 Euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari.
La dichiarazione di successione deve essere presentata anche quando non deve essere pagata alcuna imposta, perché il patrimonio lasciato dal defunto è inferiore alla franchigia prevista dalla legge, e non ci sono immobili su cui applicare le imposte ipotecarie e catastali.

Si può modificare o integrare la dichiarazione di successione?

Si. L’art. 28 comma 6^ del Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta delle successioni e donazioni dispone testualmente che “Se dopo la presentazione della dichiarazione della successione sopravviene un evento, diverso da quelli indicati all’art. 13, comma 4, e dall’erogazione di rimborsi fiscali che da’ luogo a mutamento della devoluzione dell’eredita’ o del legato ovvero ad applicazione dell’imposta in misura superiore, i soggetti obbligati, anche se per effetto di tale evento, devono presentare dichiarazione sostitutiva o integrativa. Si applicano le disposizioni dei commi 1, 3 e 8″.

Dunque, si deve compilare una dichiarazione integrativa che permetta la correzione o l’integrazione della dichiarazione di successione già presentata.

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