10 Gennaio 2024

Il diritto all’oblio: come cancellare i propri dati dal web

Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare di diritto all'oblio, anche a seguito del continuo sviluppo dei canali di informazione online, quali ad esempio blog, social network, ecc. Questo diritto rappresenta un'estensione della riservatezza. La rete infatti, ospita senza alcuna soluzione di continuità fatti e notizie passati, il più delle volte non attuali e che possono danneggiare l'immagine dell'interessato. Di seguito una breve guida su cos’è il diritto all’oblio, come viene disciplinato e cosa può fare l’interessato per chiedere ed ottenere la cancellazione dei dati a lui pregiudizievoli, nonché il risarcimento dei danni patiti dalla loro divulgazione.

Cos'è il diritto all'oblio?

Il diritto all’oblio viene considerato come il diritto a non essere più ricordati dalla comunità, per tutta una serie di circostanze che in passato erano state comunque oggetto di cronaca.

Dal punto di vista strettamente giuridico, il diritto all’oblio rientra nella riservatezza, per cui deve essere inteso come l’ottenimento alla cancellazione dei dati personali resi pubblici.
Più nel dettaglio, ci si riferisce a una vicenda personale diffusa sul web, oppure con altri mezzi di informazione, senza che però vi sia alla base un interesse pubblico alla divulgazione.

Com’è semplice intuire, il diritto all’oblio assume particolare importanza quando riguarda dati sul coinvolgimento in procedimenti penali, poiché in queste ipotesi si potrebbe compromettere la posizione personale dell’interessato.

Al fine di capire bene cos’è il diritto all’oblio basta prendere in considerazione gli altri diritti della personalità, comunque collegati all’onore e alla reputazione di una persona. 

Se un tempo era complicato ripescare notizie dagli archivi, con l’avvento del digitale tutto può essere rintracciato rapidamente.

In linea generale il diritto all’oblio include il tema del trattamento dei dati personali, visto che in presenza di determinati presupposti il soggetto potrà ottenerne la rimozione da parte del titolare del trattamento.
Quando, infatti, vengono pubblicati dati personali su Internet il diritto all’oblio consiste anche nel diritto che le informazioni personali, seppur diffuse legittimamente tempo addietro, non vengano ulteriormente divulgate, al fine di evitare la cosiddetta “gogna mediatica” della persona interessata.

A titolo esemplificativo, basti considerare la pubblicazione di un fatto di cronaca giudiziaria sulla reclusione di un soggetto, il cui procedimento penale viene definito con l’assoluzione dopo tanti anni. Di per sé rendere nota la notizia dell’arresto è un comportamento tutelato dal diritto all’informazione, ma se all’esito del procedimento non viene effettuata alcuna rimozione o aggiornamento sul fatto l’interessato subisce un’aggressione ingiustificata alla propria reputazione e all’onore.

Quali norme tutelano il diritto all'oblio?

Il diritto all’oblio è disciplinato e tutelato sia a livello nazionale che sovranazionale.

Dal punto di vista nazionale il diritto all’oblio viene riconosciuto dal Codice della Privacy (Decreto legislativo n. 196 del 2003), oggetto di numerose modifiche nel corso degli ultimi anni.
C’è poi la Legge sulla stampa n. 47/1948, che elenca norme deontologiche sul trattamento dei dati personali e che occorre rispettare nell’esercizio dell’attività giornalistica.  Sul punto si ricorda l’articolo 3 in forza del quale il giornalista non deve far riferimento a particolari relativi al passato, salvo che risultino essenziali per rendere l’informazione completa.


Invece, sul fronte sovranazionale rileva l’articolo 16 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, nonché l’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, i quali tutelano entrambi il diritto all’oblio, anche se in modo non diretto. Le norme, infatti, sanciscono in generale la protezione dei dati personali.
Non bisogna poi dimenticare gli articoli 8 e 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La prima norma prescrive il rispetto della vita privata e familiare, del domicilio e della corrispondenza. La seconda, invece, si riferisce alla libertà di espressione, che subisce restrizioni quando sorge l’esigenza di proteggere la reputazione, i diritti altrui o la necessità di impedire la diffusione di dati riservati.

Cosa stabilisce il GDPR sul diritto all'oblio?

Il diritto all’oblio viene tutelato in maniera maggiormente stringente anche dal Regolamento UE n. 2016/679, in materia di protezione dei dati personali delle persone fisiche e della circolazione dei dati.

Il GDPR in questione stabilisce determinate regole e diritti sulla conservazione e sul trattamento dei dati personali. Più nello specifico, l’articolo 5 impone la minimizzazione, per cui le informazioni di carattere personale devono essere trattate entro termini strettamente necessari. In buona sostanza la pubblicazione della notizia potrà permanere per un certo lasso di tempo e comunque fino a quando sussiste un interesse alla conoscenza dei fatti da parte dell’opinione pubblica.

Molto importante sono poi gli articoli 17 e 21, che si riferiscono rispettivamente alla cancellazione dei dati personali e al diritto di opporsi all trattamento dei dati personali.

Nel primo caso sarà quindi possibile ottenere la cancellazione della notizia presente sul web che riporta dati personali e fatti già resi noti.

Nella seconda ipotesi invece, si potrà impedire la diffusione di fatti personali all’interno di un articolo.

Quali sono i limiti del diritto all'oblio?

Garantire la piena tutela del diritto all’oblio non è semplice, in quanto bisogna effettuare un bilanciamento con altri importanti principi previsti dal nostro ordinamento.

Il diritto all’oblio infatti, subisce delle limitazioni in quanto potrebbe entrare in contrasto con altri diritti, quali il diritto di cronaca e all’informazione in merito alle notizie che accadono e ritenute di interesse pubblico.

Infatti, nel caso in cui un evento riguardante un soggetto, pur riferendosi ad accadimenti risalenti nel tempo, dovesse tornare a essere di interesse per la collettività in vista di circostanze sopravvenute, il diritto all’oblio, ovvero alla non diffusione dei dati, incontra un limite nel diritto all’informazione.

Ciò significa che il diritto all’oblio prevale quando non sussiste più un apprezzabile interesse sociale di cronaca, cioè quando la notizia web non tiene conto di un rilevante cambiamento della situazione oppure qualora la pubblicazione determini un danno alla dignità dell’interessato.

Lesione del diritto all'oblio e risarcimento danni: cosa fare?

Una domanda che spesso viene formulata agli avvocati di mioppongo.it è la seguente: “Si possono far rimuovere da Internet dati che diffamano la propria reputazione?

La risposta a tale domanda è SI!

Il nostro ordinamento infatti  mette a disposizione dei cittadini diversi strumenti. Analizziamoli brevemente.

Lesione del diritto all'oblio e diffida stragiudiziale.

Quando viene pubblicata una notizia sul web, contenente dati personali riguardanti un soggetto che ritiene di essere stato leso nel suo diritto all’oblio, questi potrà tutelarsi al fine di ottenerne la rimozione.

Tale tutela potrà essere azionata non solo nei confronti dell’autore della divulgazione, ad esempio della testata giornalistica, ma anche nei confronti del gestore dei motori di ricerca, quale titolare del trattamento, chiedendo di rimuovere dai risultati di ricerca associati al suo nominativo, le URL che rinviano alle fonti che riportano informazioni considerate per lui pregiudizievoli.

Dunque l’interessato, preferibilmente con l’assistenza di un avvocato, può inoltrare ai soggetti di cui sopra una diffida stragiudiziale. Trattasi di una formale richiesta di rimozione e/o deindicizzazione dei dati personali e quindi delle fonti che riportano informazioni ritenute per lui dannose.

A tal proposito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6806/2023 ha espresso il principio secondo cui, solo a seguito della richiesta dell’interessato, le testate giornalistiche hanno l’obbligo di aggiornare gli articoli riguardanti vicende giudiziarie. Ne consegue che, in capo alle testate giornalistiche, non può gravare un obbligo di aggiornamento rispetto a vicende di cui si è scritto in passato e di cui il trascorrere del tempo ne ha fatto venire meno i caratteri di attualità e di interesse. 

Deve dunque essere l’interessato a chiederne l’aggiornamento e/o la rimozione.

Lesione del diritto all'oblio e il reclamo al Garante Privacy.

Quando il gestore del motore di ricerca omette di fornire chiarimenti o fornisce una risposta negativa alla diffida trasmessa, si può presentare un reclamo al Garante Privacy, ex articoli 77 GDPR e 140 bis e seguenti del Codice della Privacy.

Tale reclamo deve descrivere in modo dettagliato i fatti e le circostanze sulle quali si fonda, indicare le norme che si considerano violate, il responsabile ove noto e le misure richieste.

Al termine dell’istruttoria, in caso di accoglimento, il Garante adotta il provvedimento di avvertimento, ingiunzione alla rettifica o di cancellazione della notizia del web, eventualmente comminando una sanzione pecuniaria.

Lesione del diritto all'oblio e il ricorso in Tribunale.

L’interessato, con l’assistenza di un avvocato, può anche ricorrere all’ Autorità giudiziaria, a norma degli articoli 79 GDPR e 152 del Codice della privacy.

Per presentare il ricorso al giudice ordinario e ottenere l’eliminazione coattiva dei dati personali,  si applica il rito del lavoro, visto il richiamo all’articolo del D.Lgs n. 150/2011.
Al processo potrà prendere parte anche il Garante della Privacy.
Nel giudizio avanti all’Autorità Giudiziaria l’interessato, assistito dal proprio legale di fiducia, potrà anche chiedere al giudice il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, patiti a seguito della divulgazione delle proprie informazioni.

Nel caso di violazione del diritto all’oblio infatti, è ammessa ormai da tempo la risarcibilità di tutti i danni, patrimoniali e non, eventualmente prodotti dalla condotta lesiva.

La tutela dei diritti fondamentali, tra cui figura anche il diritto all’oblio, è affidata allo strumento del risarcimento danno da fatto illecito ex articolo 2043 codice civile, secondo cui colui che subisce la violazione della sfera del proprio riserbo ha diritto a vedere risarcito, purchè ne dimostri i presupposti, sia il danno patrimoniale che non patrimoniale.

Il danno subito a seguito della lesione di un diritto fondamentale e costituzionalmente garantito, deve essere debitamente allegato e provato da colui che lo invoca (tra le tante, Cassazione Civile sentenza n. 1937/2018 e n. 12855/2018).

L’interessato che ritiene leso il proprio diritto all’oblio, con l’assistenza di un avvocato, può anche agire con un ricorso d’urgenza al Tribunale. Chi infatti abbia fondato motivo di temere che durante il tempo necessario a far valere il proprio diritto in via ordinaria ( vesi sopra), questo sia minacciato da un male grave e irreparabile, può chiedere l’emanazione di un provvedimento d’urgenza ai sensi dell’art. 700 del codice di procedura civile, volto ad eliminare il contenuto lesivo del diritto all’oblio.

Se hai bisogno di una consulenza in materia o ritieni di aver subito una lesione del diritto all’oblio, puoi contattarci, al fine di avere tutti i chiarimenti necessari e valutare insieme come meglio procedere per far valere le Tue ragioni.

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