8 Maggio 2024

Assegno smarrito: cosa fare?

Lo smarrimento di un assegno produce il timore che qualcuno se ne impossessi e ne disponga illecitamente. Per evitare che tutto ciò accada, la prima cosa da fare è sporgere denuncia alle Autorità competenti e comunicare immediatamente alla banca l’accaduto. In questo articolo spieghiamo cos'è un assegno, quali elementi deve contenere, quanti tipi ne esistono e come comportarsi in caso di smarrimento, sottrazione o distruzione di un assegno.

Cos'è un assegno e quanti tipi ne esistono.

L’assegno è uno strumento di pagamento “cartaceo”, utilizzabile da un soggetto (traente) per trasferire fondi a un beneficiario e viene emesso con riferimento a un istituto di credito (trattario).

La più importante funzione dell’assegno consiste nel sostituire il denaro contante nelle transazioni economiche, soprattutto quando l’importo da pagare sia di notevole entità.

Essendo pagabile “a vista”, può essere riscosso presso la banca del cliente che ha emesso l’assegno nello stesso momento in cui il titolo viene presentato.

Le principali tipologie di questo peculiare mezzo di pagamento sono:

  • assegno bancario
  • assegno circolare

L’assegno bancario viene emesso da un privato o da un’azienda e contiene l’ordine, impartito dal titolare di conto corrente al relativo istituto di credito, di pagare a terzi (o a se stesso), una somma di denaro determinata nell’ammontare.

Per ogni effetto di legge (sia per le modalità d’incasso sia ai fini previsti dalla normativa sul protesto), agli assegni bancari vengono assimilati gli assegni postali, rilasciati da Poste Italiane S.p.a. sulla scorta di un conto aperto dal cliente: entrambi i moduli vengono pagati, rispettivamente, dalla banca del correntista che li emette, oppure da un qualsiasi Ufficio Postale.

L’assegno circolare è, invece, un titolo di credito emesso da una banca, per somme disponibili presso di essa al momento dell’emissione, grazie al quale l’intestatario può incassare la somma indicata.
Anche un soggetto che non sia titolare di conto corrente può richiedere alla banca l’emissione di un assegno circolare, ma in questo caso dovrà versare la somma corrispondente all’importo da pagare prima che il titolo venga emesso.

Ne deriva un’importante conseguenza: l’assegno circolare, a differenza dell’asssegno bancario, è sempre coperto e non può mai essere “a vuoto” (sul punto leggi, Assegno scoperto: come recuperare il credito). Soprattutto per tale ragione, questa tipologia di assegno viene utilizzata più frequentemente quando occorre pagare cifre consistenti. Si pensi ad esempio, all’acquisto di un’auto o di un immobile.

Quando viene emesso dalla Banca d’Italia, l’assegno circolare prende il nome di vaglia cambiario.

I controlli nel pagamento degli assegni.

Per assicurare la validità di un assegno, occorre compilarlo indicando precisi requisiti formali:

  1. la data e il luogo di emissione
  2. l’importo
  3. il beneficiario
  4. la firma dell’emittente

Se il titolo è privo anche di una sola di tali informazioni, la banca può legittimamente rifiutarsi di pagarlo: si tratta di una forma di “prima tutela” del cliente che ha emesso l’assegno, specialmente per evitare il rischio di alterazioni del suo contenuto.

Al momento della presentazione, l’intestatario dell’assegno (bancario o circolare), richiede alla banca il pagamento della somma indicata e può scegliere che l’importo venga pagato in contanti, oppure versato su conto corrente di cui dimostra essere titolare, presso un diverso istituto di credito.
Qualunque sia la forma dell’assegno, la banca deve adottare tutti gli accorgimenti necessari, agendo con estrema cautela prima di procedere al pagamento, allo scopo di prevenire comportamenti scorretti o fraudolenti.
L’insieme dei controlli adottati dalle banche comprende misure rigorose che, in primo luogo, mirano a verificare l’identità del soggetto che presenta il titolo: questo accertamento assume particolare rilievo soprattutto quando l’intestatario dell’assegno non è correntista presso la banca emittente.

In particolare, nel caso di presentazione di un assegno circolare, prima di procedere al pagamento in contanti, la banca negoziatrice è tenuta a identificare con certezza il legittimo beneficiario, tenendo conto dell’importo riportato sul titolo e facendo riferimento alle norme “antiriciclaggio” in vigore.
In alternativa, l’intestatario può richiedere che la somma portata dall’assegno venga versata sul conto corrente di un’altra banca, dimostrando di esserne titolare.

Resta da precisare che l’assegno circolare deve essere incassato entro 3 anni dalla sua emissione: trascorso questo lasso di tempo, il titolo in questione può essere riscosso – entro 10 anni – soltanto dal soggetto che ne ha richiesto l’emissione.

Se l'assegno è privo di uno dei requisiti formali previsti dalla legge, la banca può rifiutarsi di pagarlo.

La clausola di intrasferibilità dell'assegno.

Di norma, gli assegni bancari riportano la dicitura prestampata “non trasferibile” e ciò vuol dire che potranno essere incassati soltanto dal beneficiario indicato sul titolo.

In caso di esigenze specifiche, si può chiedere alla banca di rilasciare assegni privi della clausola di intrasferibilità: tale richiesta dovrà essere accompagnata dal pagamento di un’imposta di bollo pari a 1,50 euro per ogni modulo rilasciato in forma “libera”.
Quando vengono emessi per importi superiori a 1000 Euro, gli assegni sono sempre obbligatoriamente “non trasferibili”.

La clausola di intrasferibilità del titolo non ha solo la funzione di limitare l’incasso dell’importo unicamente all’intestatario: nello specifico, per l’argomento che oggi ci riguarda, la rilevanza dell’intrasferibilità si manifesta anche con riguardo alla disciplina sulla sottrazione o sullo smarrimento di un assegno, che è diversa a seconda che ci si trovi di fronte a un assegno “libero” oppure a un titolo “non trasferibile”.

Cosa fare in caso di assegno smarrito?

Lo smarrimento di un assegno bancario rappresenta sempre un motivo di preoccupazione per il traente che può, ragionevolmente, temere il verificarsi di un indebito incasso della somma riportata sul titolo.

Anche se, per fortuna, si tratta di un’eventualità non molto comune (dati i rigidi controlli e le norme che regolano il pagamento degli assegni), per evitare il rischio che la somma di denaro portata dall’assegno finisca in mani non autorizzate a riceverla, in caso di smarrimento o sottrazione di un assegno è importante attivarsi immediatamente e prevenire ogni genere di pregiudizio.

In prima battuta, quindi, bisognerà denunciare l’accaduto all’Autorità competente e comunicare tale denuncia alla filiale di riferimento della banca trattaria, chiedendo il blocco del titolo smarrito.

Sul fronte penalistico, l’appropriazione indebita di un assegno intestato ad altri integra gli estremi del reato di furto, mentre, qualora il titolo sottratto venga trasferito a terzi, si configura il reato di ricettazione.

La procedura di ammortamento.

Sul piano civilistico, il nostro ordinamento giuridico, prevede un ulteriore strumento volto a privare l’assegno della sua validità e ad assicurarne il pagamento al legittimo beneficiario: la procedura di ammortamento dell’assegno smarrito, sottratto, oppure distrutto.

Ai sensi dell’art. 69 e s.s. R.d. 1736/1933, tale procedura va attivata – a cura dell’ultimo possessore del titolo – presentando ricorso al Tribunale del luogo di pagamento del titolo (domicilio del denunciante).

Più dettagliatamente in caso di assegno bancario, l’ammortamento dell’assegno può essere chiesto solo dal beneficiario dell’assegno (cioè da colui a favore del quale l’assegno è intestato).

In caso di assegno circolare invece, l’ammortamento può essere chiesto sia dal beneficiario che dall’istituto emittenete.

Ricevuto il ricorso, il Presidente del Tribunale effettua gli opportuni accertamenti sull’autenticità dei fatti esposti dal ricorrente e, quindi, emette un decreto col quale pronuncia l’ammortamento dell’assegno, dichiarandolo invalido nei confronti dei terzi estranei al titolare.

Con lo stesso provvedimento, il Giudice (in mancanza di opposizione da parte dell’attuale detentore del titolo), autorizza il pagamento dell’assegno decorsi 15 giorni dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale.

Tale procedura si perfeziona con la comunicazione del decreto al traente dell’assegno e alla banca trattaria: il ricorrente potrà, quindi, riscuotere l’assegno presentando, oltre al decreto che pronuncia l’ammortamento del titolo, il certificato di mancata opposizione (rilasciato dalla cancelleria del Tribunale adito) o la sentenza definitiva che abbia respinto l’opposizione.

Nel caso in cui l’assegno sottratto o smarrito sia dotato della clausola di non trasferibilità, la procedura di ammortamento non ha luogo: in questa ipotesi, infatti, sarà sufficiente che il prenditore del titolo esibisca al traente e alla banca trattaria la denuncia di smarrimento o sottrazione presentata presso l’Autorità competente, chiedendo che venga emesso un nuovo titolo in sostituzione di quello “bloccato” dall’istituto di credito.

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